10 e lode
Continuano le storie di Totti per la Vodafone, spot umoristici e pieni di autoironia, promossi a pieni voti – e giustamente – dal grande pubblico.
Continua la fortunata serie di spot della campagna Vodafone che vede come protagonista il capitano della Roma, Francesco Totti e la moglie Ilary Blasi che pure brilla di luce propria per essere conduttrice di un programma cult come “Le iene”. Le storie sono sinceramente esilaranti e non possono non piacere anche a chi non è fan del campione o addirittura, per avventura, non amasse il calcio.
Gli spot con Totti protagonista sono una specie di sequel televisivo che si riaggancia a un fenomeno altrettanto mediatico, ma basato sul passaparola e non sul mezzo tecnologico: le famose barzellette di Totti, che hanno sicuramente fatto concorrenza – in parte oscurandole – alle barzellette sui carabinieri. E il personaggio si presta benissimo a sfruttare ironicamente, ribaltandole, le implicite accuse di storditezza e di rozzezza linguistica che vengono sfruttate dalle storie umoristiche su di lui. Negli spot interpreta pienamente e volontariamente questo personaggio un po’ ingenuo, un po’ sprovveduto culturalmente, che parla un romanesco borgataro, mentre racconta storie della sua vita.
Gli spot sono un po’ tutti organizzati come una sorta di dialogo con i telespettatori, in cui il campione interpreta se stesso (quel se stesso costruito dai media e dal gossip). Mentre lui parla, sullo schermo sfilano piccoli sketch della sua infanzia e della sua adolescenza, che si concludono con una scena finale in cui, seduto ad un tavolo vicino a Ilary, è impegnato nell’attività poco virile di fare la maglia con i ferri (e anche questo è un paradosso intenzionalmente sfruttato rispetto ad un topos molto diffuso che vuole i calciatori campioni di machismo): ma il prodotto della sua attività è la maglia con il numero 10.
Il successo della campagna è stato talmente forte che la Vodafone ha deciso non solo di produrre uno spot natalizio con cui concluderla, ma lo ha anche anticipato su You Tube, prima della sua uscita il 4 dicembre sul teleschermo. Il protagonista decide di fare gli auguri con il cellulare a tutti i parenti e gli amici e mentre fa questo, si trasforma, diventando progressivamente panciuto e canuto, in Babbo Natale stesso, e conclude con una battuta rivolta a Ilary «Ahò, nun me diventa’ ‘na befana...».
Ma cos’è che rende tanto simpatico il Totti protagonista degli spot? Certo l’autoironia. Ma poi anche quella caratteristica tutta bergsoniana di raccontare le sue storie con un tono inespressivo e rigido (il filosofo Bergson definiva il comico appunto “rigidezza meccanica”), un po’ come le racconterebbe un bambino che viene interrogato a scuola.
Ce n’è abbastanza per meritare il successo che ha.












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