A galla
Tra Liguria, Toscana e Sardegna s’estende un’area con una ricchezza incredibile di vita: il Santuario dei Cetacei.
Il Santuario dei Cetacei è la dimora di balenottere comuni ma anche capodogli, zifii, globicefali, stenelle e tante altre specie animali. Da 10 anni il Santuario è un tratto di mare protetto da un accordo internazionale tra Italia, Francia e Monaco, ma ancora nulla è stato fatto per valorizzarlo davvero. Anzi. Viene lasciato al degrado e all’indifferenza. Da tempo Greenpeace sta monitorando lo stato di salute del Santuario. Dopo l’allarme delle sogliole contaminate, lanciato ad agosto 2010, il rapporto “Veleni a galla” denuncia con nuovi dati l’inquinamento da sostanze chimiche pericolose delle coste liguri e toscane. Oltre il 50 per cento dei campioni esaminati è risultato positivo ai test di laboratorio.
Tra le sostanze rinvenute, pericolose per la salute dell’uomo e dell’ambiente metalli pesanti, idrocarburi policiclici aromatici (Ipa) e composti organici volatili. Presso l’acciaieria Ilva di Genova, ad esempio, cadmio e zinco superano la soglia di riferimento così come alcuni composti organici cancerogeni. Elevati i livelli d’idrocarburi policiclici presso le aree portuali: la concentrazione di benzo(a)pirene, una sostanza cancerogena, riscontrata nel sedimento prelevato al porto di Piombino è 90 volte superiore al limite di riferimento. Arsenico, zinco e benzo(a)pirene sono stati rilevati oltre la soglia a Vado Ligure, presso la foce del torrente Segno, all’Oasi dei Germani, non lontano da una località balneare.
Se Liguria, Toscana e Sardegna vogliono davvero tutelare il Santuario, devono smetterla di rimpallare la responsabilità al Ministero dell’Ambiente. Se queste Regioni sono davvero interessate a proteggere le balene, la salute e l’economia dei cittadini, devono impegnarsi subito a definire entro giugno 2012 piani di monitoraggio e misure restrittive per mitigare e, laddove possibile, eliminare le cause principali dell’inquinamento.











