Acqua in casa
Centonovantadue litri per ogni abitante della Penisola. Questi sono i numeri di una lunga passione italiana: quella per le acque minerali di cui siamo i più entusiasti consumatori in tutta Europa. Un primato diffi cilmente insidiabile visto che è più del doppio della media europea (e a livello mondiale siamo terzi, dopo gli Emirati Arabi e il Messico). Varrebbe la pena chiedersi le ragioni di un tale massiccio ricorso alle bollicine. Dal punto di vista ambientale ed economico, infatti, si tratta di una scelta onerosa. Lo è per le nostre tasche, visto che paghiamo ogni bicchiere di acqua minerale circa 6 centesimi, mentre la stessa quantità dal rubinetto ci costa un decimillesimo di euro. Lo è anche per l’ambiente, visto che per portare dalla fonte agli scaffali le acque minerali che si vendono in Italia, come ha calcolato Coop, si muovono ogni anno qualcosa come 480mila Tir.
Rosso rubinetto Messi uno dietro l’altro formerebbero una fila di 8mila chilometri, ossia un viaggio andata e ritorno Roma-Mosca. In termini di CO2, per l’imbottigliamento e il trasporto su gomma di 100 litri d’acqua che viaggiano per 100 km, si producono emissioni almeno pari a 10 kg di anidride carbonica. Contro gli 0,04 kg emessi per la stessa quantità dell’acqua di rubinetto. Di qui l’invito di Coop nell’ormai famosa campagna Acqua di casa mia a pensare all’ambiente anche quando si mette nel carrello una bottiglia di minerale. La cosa migliore, questo in estrema sintesi il messaggio degli spot con Luciana Litizzetto, sarebbe di fidarsi e affidarsi al rubinetto, spesso più sicuro di quanto si sia portati a credere. Ma, se proprio non si riesce a fare a meno delle bollicine, allora per lo meno sarebbe il caso di capire quanti chilometri hanno fatto le bottiglie, dalla fonte al punto vendita, per limitare l’impatto sull’ambiente. Magari scegliendo le fonti più vicine al luogo d’acquisto, grazie agli scaffali parlanti, allestiti nei punti vendita di Coop con le informazioni geografi che sui prodotti. Oppure... Oppure si può fare una scelta completamente diversa, portando all’estremo il concetto di acqua a chilometri zero, senza rinunciare al piacere delle bollicine.
Filtro magico È questo, per esempio, il segreto del successo dei microfiltratori di casa, apparecchi che possono essere montati sopra o sotto il lavello della cucina e garantiscono da una parte la rimozione di eventuali particelle solide dall’acqua, dall’altra l’eliminazione del cloro, rendendo più gradevole il sapore dell’acqua. Tutto questo senza alcun trattamento chimico, ma solo attraverso una filtrazione meccanica da parte di una membrana che le trattiene. In più, particolare non da poco per i molti amanti delle bollicine, l’apparecchio è in grado di erogare acqua fredda o a temperatura ambiente, frizzante o liscia. I prezzi di questi apparati di microfiltrazione oscillano e non è raro spendere 2 o 3mila euro per l’acquisto e l’istallazione in cucina. Ma esistono anche alternative a prezzi più “umani”. Molto contenuta, per esempio, è la spesa per l’apparecchio Equa venduto da Coop a 699 euro (iva inclusa) per il modello sopralavello (da istallare a vista sopra il top della cucina) e 799 euro per il modello sottolavello. Trattandosi di un dispositivo che, per legge, deve essere istallato da un tecnico autorizzato ed esperto, a questi costi va aggiunto l’intervento che varia, mediamente, tra 72 e 108 euro a seconda dalla complicazione del montaggio (la foratura del top, il tipo di attacchi, la distanza da una fonte di energia possono fare la differenza). Dal punto di vista quantitativo questo apparecchio è tra i più evoluti in commercio, eroga una quantità d’acqua fredda e gassata fino a 16 ore per ora e lavora a una pressione tra 1,5 e 4 bar (normalmente assicurata anche nei piani più alti dei nostri condomini).
In blocco E la qualità? Va detto che questo tipo di macchine – e la Equa non fa eccezioni – debbono essere autorizzate dal Ministero della Salute. Ma questo non basta. Uno dei problemi più insidiosi degli apparecchi di purificazione dell’acqua è nell’accumulo nei filtri di particelle, elementi chimici e batteri. È ovvio che se queste parti non sono cambiate con regolarità, il rischio di trovarsi di fronte a un rilascio consistente d’inquinanti è alto. Per questo molti dispositivi prevedono ormai degli indicatori che segnalino quando le cartucce o i filtri sono da sostituire. La Equa automatizza (e rende molto sicura) la gestione tramite un microprocessore che, attraverso dei sensori che rilevano anomalie, segnala l’eventuale guasto e blocca il funzionamento. Un sistema di stop del tutto identico a quello che altri elettrodomestici prevedono nel caso di una perdita d’acqua. La macchina, inoltre, possiede un sistema di monitoraggio che, con l’ausilio di una chipcard, controlla la durata del filtro e segnala il momento della sostituzione a totale garanzia della salubrità dell’acqua erogata. La manutenzione, insomma, non viene lasciata al singolo utilizzatore (con gli eventuali rischi che un intervento sbagliato o tardivo può comportare), ma viene imposta con il sistema delle chipcard: alla scadenza annuale, insomma, il dispositivo si blocca e deve intervenire un tecnico con un filtro abbinato a un chip di sblocco. Un intervento che ovviamente ha un costo, fissato a 99,60 euro, ma lascia assolutamente tranquilli di bere l’acqua senza correre alcun rischio.
L’articolo è in assortimento a scaffale negli Iper e nei Super di Cecina (LI), Piombino (LI) e Follonica (GR).










