Acqua chiara

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Qualche lettore dirà che l’acqua non è una merce, il che è vero fino a un certo punto; l’acqua è certamente un bene comune, appartiene alla natura e quindi a tutti noi, ma di fatto l’acqua arriva nei rubinetti delle case, delle fabbriche e nei campi perché qualcuno la preleva dai fiumi o dal sottosuolo, la depura, la distribuisce con tubazioni che attraversano le pianure e le montagne e con investimenti per i quali chiede agli utenti un prezzo.
Intorno a questo argomento, “di chi è l’acqua” – perché alcune imprese possono appropriarsene e venderla, spesso con profitti, talvolta, come nel caso delle acque in bottiglia, con altissimi profitti e perché 2.000 milioni di terrestri l’acqua potabile non l’hanno per niente – hanno discusso dal 12 al 22 marzo a Istanbul i partecipanti al quinto Forum Mondiale dell’Acqua dal titolo Stendere dei ponti fra le divisioni.
Cominciamo dal titolo: il ponte è qualcosa che unisce due rive di un fiume e purtroppo invece le rive e il corso della maggior parte dei fiumi sono e continuano ad essere divisi fra popoli in conflitto. Il fine della conferenza avrebbe dovuto essere la domanda di una maggiore giustizia e solidarietà fra popoli che si trovano lungo gli stessi corpi di acqua dolce. Ironicamente il Forum si è svolto proprio in Turchia, un paese coinvolto in controversie proprio per il controllo delle acque, preziose per le città, i campi e per la produzione di energia idroelettrica, del grande bacino idrografico del Tigri-Eufrate spartito fra Turchia, Siria, Iraq. Si parla sempre più spesso di “guerre dell’acqua”; è il titolo di un libro di Vandana Shiva (Feltrinelli).
Ma le contese sul “possesso” dell’acqua sono soltanto uno degli aspetti trattati nel Forum. L’acqua dopo l’uso torna nei corpi riceventi naturali contaminata dagli escrementi delle città, da agenti chimici provenienti dalle industrie, dall’agricoltura e zootecnia. L’acqua inquinata può essere resa di nuovo utilizzabile soltanto dopo trattamenti chimici e fisici, costosi, per cui molti pagano cara l’acqua che è stata inquinata da altri. L’acqua in molte parti del mondo è scarsa, e 2.000 milioni di persone nel mondo non hanno acquedotti, gabinetti, docce, servizi igienici essenziali. La comunità internazionale potrebbe salvare la vita a milioni di persone investendo denaro in servizi igienici essenziali che potrebbero diventare anche fonte di lavoro, di imprese e di soldi.
Purtroppo questo discorso si sta ripetendo da decenni; le Nazioni Unite hanno indetto numerose conferenze sull’acqua, hanno proclamato “decenni” e “anni dell’acqua”, ogni anno il 22 marzo – proprio l’ultimo giorno della conferenza di Istanbul – è proclamato Giornata mondiale dell’acqua. Ma resta ancora sulla carta il rispetto del diritto di ogni persona ad avere acqua almeno sufficiente e pulita. Forse se si facessero meno conferenze e più pozzi e gabinetti potrebbe essere davvero lanciato con successo il ponte fra chi ha l’acqua e chi non ce l’ha.

PAROLE CHIAVE: rubinetto pubblico merce acqua

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