Ad ampio raggio
Quanto fa bene all’umore e ad alcuni disturbi di salute la luce del sole primaverile. Passeggiare all’aria aperta per credere.
Nell’Europa del Nord dove le ore di luce si contano con il contagocce lo sanno bene: niente è più rigenerante e terapeutico di una bella giornata di sole primaverile, di una pausa di relax all’aria aperta, per godere della prolungata luce solare che l’inizio della primavera regala anche alle latitudini più alte. Non si tratta soltanto della classica esortazione alla gita fuori porta, ma la base scientifica su cui si fonda la fototerapia, una terapia semplice basata sulla luce solare e accessibile a tutti nei mesi primaverili quando i raggi solari non sono ancora così forti da causare danni alla pelle.
benedetta primavera «Qualsiasi tipo di luce, naturale o artificiale, influenza i livelli ormonali, la temperatura corporea, l’attività del cervello e persino l’umore di una persona – spiega Vincenzo Condemi, bioclimatologo del centro ricerche in Bioclimatologia Medica dell’Università di Milano –. Alcuni studi suggeriscono addirittura che un’adeguata illuminazione naturale dell’ambiente di lavoro sia in grado di influenzare positivamente la performance degli impiegati». Il cervello umano è, infatti, molto sensibile alla luce e risente negativamente della scarsità di luce tipica del periodo invernale che, in un certo senso, dipinge di grigio anche l’organismo e l’umore. Per questo basta l’aumento medio della lunghezza delle ore diurne in primavera per infondere buonumore ed energia alleviando in particolare quel senso di disagio, stanchezza, cattivo umore e depressione che gli esperti chiamano “winter blues” (tristezza invernale) e che talvolta sfocia in un vero disturbo depressivo stagionale che prende il nome di SAD (Seasonal Affective Disorder), acronimo che, guarda caso, in inglese significa “tristezza”. Nei paesi del nord Europa la SAD è molto diffusa e alcuni studi tendono a suggerire un legame tra la scarsa luce solare e l’elevato numero di suicidi per depressione tipico dei paesi nordici, ma il disturbo è presente anche in paesi al di sopra dei tropici e in Italia, soprattutto in tutto il Nord e nella pianura Padana che hanno inverni particolarmente bui e scarsi di luce.
sol levante «Non esistono stime precise riguardo alla diffusione della SAD – chiarisce Condemi –, ma secondo una recente indagine condotta dal CNR di Firenze un italiano su quattro risente delle variazioni meteorologiche, le cosiddette meteoropatie di cui la “tristezza invernale” è forse la più classica e la meglio conosciuta. Il modo in cui le giornate più lunghe e tendenzialmente più serene caratteristiche della primavera combattono questo disturbo non è affatto empirico ed è attribuibile all’effetto biologico che la luce è in grado di innescare a livello della retina e dei centri profondi del cervello». La retina, la parte sensibile dell’occhio viene stimolata dalla luce e invia segnali elettrici ad un’area del cervello nota per regolare i ritmi biologici dell’individuo, l’ipotalamo, dove sono presenti due aree neuroendocrine dette “ipofisi” ed “epifisi”. L’epifisi produce l’ormone melatonina, il cui rilascio viene rallentato dalla luce solare e diventa massimo la notte. Questa produzione ritmica informa il cervello su ciò che succede nell’ambiente esterno e fa sì che tutta l’attività dell’ipotalamo si sincronizzi con i cicli circadiani (oppure con l’alternanza luce buio) per regolare la funzione di cuore, fegato, reni, intestino e ghiandole surrenali.
veniamo alla luce Segue questo ritmo anche la produzione di un neurotrasmettitore chiave, detto “serotonina”, il maggiore responsabile del tono dell’umore. Per questo la lunghezza del periodo di luce diventa fondamentale nell’influenzare i ritmi e in particolare l’umore che può trarre grande beneficio dalla maggiore esposizione alla luce solare. «Nella prima parte del periodo primaverile fino a fine aprile la radiazione solare non arreca danni e andrebbe presa a volontà – riprende Condemi –. Almeno un’ora al giorno all’aria aperta è la dose di luce solare diretta necessaria per produrre effetti “terapeutici”. Attenzione, anche in primavera, per chi ha la carnagione molto chiara, il cosiddetto “fototipo1” che non si dovrebbe esporre direttamente al sole nelle ore centrali della giornata soprattutto in presenza di cielo blu limpido e vento secco quando la radiazione solare è massima perché non filtrata dall’umidità nell’atmosfera».
una boccata d’aria «La fototerapia e, più in generale, la maggiore esposizione alla prolungata luce solare tipica delle giornate primaverili è raccomandata soprattutto alle persone che vivono in perenne stato di stress, introversi e spesso scontenti», aggiunge Angelico Brugnoli, anche lui bioclimatologo presso l’istituto milanese. Tentare, vale sicuramente la pena. A volte è sorprendente quanto piccoli accorgimenti di stile di vita possano fare per la soluzione di molti disturbi di salute. Spesso cerchiamo rimedi in farmacia a colpi di costosi integratori e antiastenici di nessuna provata efficacia, quando basterebbe una boccata d’aria alla luce del sole. Un’occasione di svago mentale e fisico, un’abitudine sana e pure gratuita.
DFACTOR
L’importanza del fattore “D”.
Tra gli effetti benefici dell’esposizione solare in primavera va sottolineato il “fattore D” ovvero la capacità dei raggi ultravioletti di innescare la produzione di vitamina D nella pelle esposta, a partire dal colesterolo. Recentissimi studi dimostrano l’importanza di questa vitamina, in realtà un ormone che non solo favorisce il fissaggio del calcio nelle ossa, ma che regola anche la funzione del sistema immunitario, del sistema nervoso, nonché lo sviluppo della massa muscolare. È di pochi mesi fa lo studio americano che ha dimostrato come nelle ragazze preadolescenti la performance sportiva, in termini di velocità e potenza muscolare, sia mediamente più alta quanto più alti sono i livelli serici di vitamina D, una molecola di cui sono tipicamente carenti le donne in menopausa. Uno studio danese del 2009 ha dimostrato su un campione di quasi 70mila persone la necessità di questa vitamina nella prevenzione dell’osteoporosi, mentre studi della Agency for Research on Cancer di Lione studiando ben 520mila persone hanno potuto stabilire che un adeguato apporto di vitamina D è associato a una diminuzione del 40 per cento dell’incidenza del cancro del colon retto. Perché la vitamina D possa essere sintetizzata naturalmente dalla pelle attraverso l’esposizione al sole, è necessario vivere in un luogo con raggi UVB abbastanza forti e penetranti. Ma questa sostanza si trova anche nei cibi, in particolare nel pesce (aringa, sgombro, sardine), nell’olio di fegato di merluzzo, nelle uova e nei formaggi grassi. Si stima che circa un miliardo di persone al mondo siano carenti di vitamina D, indispensabile per la crescita. Non è un caso se l’Organizzazione mondiale della sanità esorta a sfruttare ogni occasione possibile durante l’inverno alle nostre latitudini per esporre i bambini al sole, braccia e volto, senza protezione. Quindici minuti sono sufficienti per raggiungere il massimo di produzione. Un pieno di salute e di buonumore.
Info Biometeolab: Centro di Ricerche in Bioclimatologia Medica dell’Università degli studi di Milano www.naturmed.unimi.it/meteolab.html tel. 0250318460; 0250318456 fax 0250318461; biometeolab@unimi.it












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