All’attacco
Chi non ha perso il controllo almeno una volta nella vita? Meglio evitarlo, ma quando succede bisogna capire il perché e imparare a gestire la rabbia… Perché gli attacchi non ci prendano troppo spesso.
La vista che si annebbia, il sangue che sale al cervello, il respiro che diventa corto mentre il cuore improvvisamente accelera i battiti. E la rabbia esplode. A chi non è capitato di perdere le staffe, di abbandonarsi all’emotività del momento lasciandosi sfuggire il controllo su gesti e parole? Ma perché si arriva ad avere queste reazioni? Cos’è che ci porta a superare il limite?
fuori controllo «Perdere il controllo è una tendenza all’azione accompagnata da un’emozione improvvisa, travolgente, “precoce” tanto che può essere sperimentata anche da bambini in tenera età – spiega Mariacandida Mazzilli, psicoterapeuta e coordinatrice del sito www.psicologiadonna.it –. Quando siamo arrabbiati viviamo una tensione che sentiamo di dover scaricare al più presto per ritrovare uno stato di benessere. Ci si arrabbia quando qualcuno o qualcosa si oppone alla realizzazione di un nostro bisogno ».
Un’esperienza che tutti, prima o poi, vivono. A casa, in ufficio, a scuola, al supermercato, in fila alla posta: a volte basta un nonnulla a far saltare i nervi. Una porta sbattuta, una risposta aggressiva, uno scapaccione fuori luogo e lo sfogo è servito, con conseguenze che a volte possono essere piuttosto negative. «Chi esprime la rabbia è costretto ad affrontare grandi disagi relazionali. Più è intensa la relazione, più violenta è l’aggressività che si scatena nei contrasti. Ricorrenti momenti di collera possono alterare rapporti affettivi importanti» avverte la psicoterapeuta.
ora mi arrabbio Considerata un’emozione scomoda, sconveniente, spesso associata all’aggressività, l’ira è una pulsione che tende culturalmente ad essere censurata e repressa. In realtà, questo sentimento è un campanello d’allarme che non va zittito a priori. «Chi reprime la propria rabbia, reprime al tempo stesso la propria energia e creatività – sottolinea l’esperta –. Esistono persone che preferiscono aggredire se stesse piuttosto che arrabbiarsi con gli altri, abbandonandosi ad autorimproveri. Soffocare la propria collera dà vita a sentimenti di umiliazione, di inferiorità e può generare anche dolore fisico». Non è raro che mal di testa, mal di schiena, inappetenza, ulcera, psoriasi siano sintomi di una rabbia che non trova modo di esprimersi all’esterno. Per non apparire irascibili e insofferenti, si sviluppa un autocontrollo dannoso quanto lasciarsi andare a reazioni scomposte. Non è un caso, d’altra parte, che siano proprio i soggetti più posati a vivere la perdita di controllo come un dramma. «Più si è razionali, più appare grave farsi trasportare dall’impulsività del momento – afferma la psicologa Marisa Antollovich che riconduce l’eccesso di controllo a una scarsa sensibilità verso se stessi –. Meno ci si conosce e più si tenta di controllarsi. Imparare a mettersi in ascolto di sé, delle proprie emozioni, può senz’altro aiutare ad evitare “esplosioni” sproporzionate».
santa pazienza E se per caso la pazienza viene meno lo stesso, bisogna saperlo accettare. Può capitare a chiunque che scappino i cosiddetti cinque minuti. L’importante è capire che cosa li ha scatenati. Sintesi imperfetta di tanti elementi, dall’educazione ricevuta al carattere alle singole esperienze di vita, ogni essere umano può trarre insegnamento dalla propria debolezza. Passata la tempesta, sostengono all’unisono le esperte, è possibile trasformare la scossa emotiva appena vissuta in un’occasione costruttiva per capire meglio quali sono i nostri reali bisogni.
«È utile – riprende Mazzilli – allearsi con la propria rabbia, ascoltarla, cercando di capire che cosa ci sta comunicando, dove siamo stati feriti, che cosa desideriamo e perché. Se non si esprime il malessere non si ha la possibilità di esprimere se stessi». Ma non rinunciare a manifestare il proprio fastidio, a esprimere il proprio punto di vista non significa per forza alzare la voce. «Anzi. Chi grida di solito è proprio il più fragile – chiarisce Antollovich –. Per questo, quando i toni si alzano, è meglio concentrarsi su come aprire un dialogo piuttosto che partire al contrattacco a testa bassa».
Perché, come tutte le emozioni, la rabbia non è mai giusta o sbagliata: c’è, bisogna prenderne atto, comprenderla e imparare a gestirla al meglio.












invia un commento: