Antico splendore

Per chi ama l’archeologia, la natura selvaggia e i parchi, i fanghi termali e le acque sulfuree dai poteri miracolosi, Sibari, in Calabria, la città greca nota per l’antica ricchezza e l’amore per la “dolce vita”.

sibari.png

È davvero incredibile cosa possa nascere ( e rinascere) da una palude bonificata. Negli anni Sessanta, infatti, la Piana di Sibari era melma e fango. Poi il Consorzio Opera Sila fu incaricato dal Governo italiano di creare le condizioni per riportare alla vita quell’area insalubre. E insieme ad agrumeti, uliveti, risaie e piccole realtà urbane, da quel terreno acquitrinoso spuntò uno dei più antichi insediamenti greci dell’Italia meridionale di cui fino ad allora si aveva solo una vaghissima idea. Sibari, appunto, una città fondata 2.700 anni fa, che dà il nome all’intera pianura (la più estesa della Calabria), oltre che ad un oggetto progettato per l’autoerotismo femminile (“Sybian”, made in Inghilterra). Nonostante l’accostamento possa sembrare bizzarro, il creativo inglese Dave Lambert era probabilmente un uomo colto e sapeva che l’antica città greca era nota all’epoca per la vita lussuriosa – oltre che lussuosa – che vi si conduceva.

il piacere Se la ricerca del piacere in ogni sua forma potrebbe essere un’interpretazione romanzata di una certa novellistica – secondo la quale i vizi dei pigri sibariti sarebbero stati la causa della distruzione della città, 25 secoli fa – sul tenore di vita di Sibari non c’è alcun dubbio. Gli intensi rapporti commerciali con altre località del Mediterraneo, il dominio esercitato su ben 4 popoli e 25 città e la fondazione di alcune colonie nell’Italia meridionale sono ampiamente documentate. Sono proprio le tracce di quest’opulenza che i turisti in visita sulla famosa piana vanno cercando. La maggior parte sono racchiuse nel Parco Archeologico di Sibari dove sono preservati i resti di una necropoli dell’età del ferro e le strade che si intersecano in un reticolato ortogonale rimandano all’impianto tradizionale ellenistico e non hanno ovviamente niente a che fare con quello nordamericano. I reperti degli scavi sono conservati nel Museo Archeologico della Sibaritide, dove ai frammenti architettonici, ai corredi tombali, ai dolia e alle iscrizioni protostoriche (ma anche risalenti ai successivi insediamenti greci e romani) sono stati aggiunti da qualche anno molti oggetti indebitamente sottratti alla Calabria da musei europei e americani.

acquaforte Dopo che, a partire dagli anni Settanta, le bonifiche del terreno paludoso riportarono completamente alla luce gli splendori antichi, i sibariti contemporanei s’inorgoglirono a tal punto che, cresciuti in numero fino a 5mila grazie all’emigrazione dalle vicine campagne, si batterono per l’autonomia comunale, cercando al tempo stesso di ricreare gli antichi fasti. Purtroppo l’architettura dell’epoca imponeva villette a schiera al posto di dimore patrizie. La cornice scelta come ambiente dove collocare quest’enorme complesso residenziale, tuttavia, fa riacquistare in originalità ciò che l’area perde sotto l’aspetto dell’estetica architettonica. Le villette, infatti, sono situate negli invasi navigabili dei cosiddetti Laghi di Sibari, un immenso complesso nautico con 2mila posti barca a 900 metri dal mare dove, mediante un sistema di chiuse, è proprio l’acqua la principale via d’accesso alle abitazioni private. In un contesto del genere, è superfluo dire che non mancano discoteche, negozi, centri commerciali e centri benessere. Anche se agli appassionati di fanghi termali e massaggi si consigliano le Terme Sibarite, situate a Cassano allo Ionio, da cui si può apprezzare una splendida vista sull’intera pianura mentre ci si lascia curare e carezzare da cinque sorgenti d’acque sulfuree, ognuna con le sue caratteristiche miracolose.

al naturale L’acqua perde il suo lato filantropico e recupera la sua natura selvaggia nelle gole del Raganello, così chiamate perché formate dall’omonimo torrente. Sono ben 13 i chilometri in cui il torrente si fa strada nella roccia dando vita a splendide gole, che in alcuni punti strapiombano per 700 metri. Consigliatissime dopo aver visitato i Laghi di Sibari: ricordano a chi si sentisse affascinato da quel tipo d’architettura del paesaggio, che la natura in Calabria non è sempre addomesticabile e addomesticata. Cosa che il film “Qualunquemente” parrebbe smentire: anche se Marina di Sopra – il paese dove si svolge il film di Antonio Albanese – è un luogo inventato, l’abusivismo edilizio è piuttosto diffuso in tutta la regione. E se vogliamo fa anche un po’ ridere per la sua sfrontatezza, se non altro perché è solo (si fa per dire) una parentesi di cemento nei percorsi che da Sibari conducono a due dei parchi più belli d’Italia: quello nazionale della Calabria, di cui fa parte l’altopiano della Sila, e quello nazionale del Pollino, al confine con la Basilicata.