Ape regina

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Se un giorno le api dovessero scomparire, all’uomo resterebbero soltanto quattro anni di vita. Questa frase molto famosa e spesso ribadita da quanti sono in allarme per le morie di api causate da inquinamento e pesticidi, viene di solito attribuita ad Albert Einstein. Che sia stata o meno pronunciata dal geniale fisico, la profezia ha una logica stringente: niente api, niente impollinazione, niente piante né animali erbivori, quindi niente esseri umani. Le api sono fondamentali per gli ecosistemi e la loro storia è da sempre legata a quella dell’uomo. Sono le api che fornirono il primo dolcificante fin dalla preistoria, il miele.

Il cibo più amato dai palati sensibili al dolce, nutrimento di molti popoli nomadi, era apprezzato fin dall’antico Egitto dove, infatti, sono stati rinvenuti nelle tombe dei faraoni dei vasi sigillati pieni di miele perché il sovrano defunto ne avesse a disposizione nell’aldilà. Anche gli antichi greci e romani amavano il dorato prodotto dell’alveare, con cui non solo preparavano dolci, ma anche salse per piatti salati e soprattutto per condire il vino che allungavano anche con acqua di mare.

bello dolce Non solo: i nostri antenati intuirono le potenzialità benefiche di questa sostanza zuccherina variamente aromatica e ne allargarono l’uso dall’enogastronomia alla scienza, sia quella medica sia la cosmetica.

Ecco allora tutta una serie di creme di bellezza (Cleopatra prediligeva quelle a base di miele), ma anche unguenti per curare e cicatrizzare piaghe e ferite e poi bevande digestive, antinfiammatorie, purificanti, decongestionanti. E per ogni tipo di miele c’era un utilizzo specifico in base al disturbo che si voleva alleviare.

Infatti è importante sapere che non esiste “il miele”. Esistono, invece, “i mieli” e ciascuno di loro ha caratteristiche visive, olfattive e di gusto incredibilmente peculiari: dal delicatissimo miele di acacia, indicato per i bambini piccoli, al decisamente amaro miele di corbezzolo che ha colore grigio-verdognolo e odore pungente, indicato come diuretico e antisettico, al giallo vivo miele di girasole, più o meno cristallizzato, consigliato come antinevralgico. Esistono tanti mieli quanti fiori, erbe e frutti sulla terra: asfodelo, sulla, cardo, tarassaco, rosmarino, tiglio, arancio e davvero si potrebbe continuare all’infinito.

latte e miele La cosa sorprendente è che a distanza di secoli la scienza conferma che il miele fa bene alla salute. Così i vecchi rimedi della nonna, come quello del miele nel latte caldo contro il mal di gola, oggi hanno una prova scientifica. Una ricerca dell’Università di Pisa ha confermato l’utilità dell’antico rimedio popolare nel combattere le infezioni e il miele si è rivelato un vero e proprio “antibiotico”: mangiare miele per combattere il mal di gola e le infezioni della bocca è un buon aiuto in funzione antimicrobica e battericida, specialmente se si tratta di miele di castagno, eucalipto o melata di abete. In caso di affezioni del cavo orale il miele aiuta a combattere i batteri patogeni tra cui lo Stafilococco aureo. Ma al contempo sfata il mito secondo cui “le medicine sono cattive”, perché non c’è nulla di più naturalmente zuccherino. Da mandare in estasi i golosi, sia di dolci che di salato, poiché si abbina alla perfezione con i formaggi e molte carni. Lo sapevano i romani di tremila anni fa e lo sanno quelli di ora.

a maggior regione Proprio il Lazio è, infatti, una delle regioni in cui l’apicoltura è fiorente e punta moltissimo sul miele come prodotto di territorio. Non solo salumi e latticini, infatti, possono essere tipicità gastronomiche, anche il miele è espressione di una particolare zona, possiede per così dire un terroir.

I mieli più tipici nel Lazio sono quello di acacia, di girasole, di castagno e il millefiori. Il primo è ottimo per sostituire lo zucchero senza essere invadente col gusto delle vivande. La sua particolarità è che resta sempre liquido a prescindere dalla freschezza e dalla temperatura esterna. È molto chiaro, trasparente, dall’odore delicato quasi di vaniglia, da provare nello yogurt bianco, con la ricotta stagionata e i formaggi erborinati.

Quello di girasole – che nel Lazio ha coltivazioni molto estese – ha colore “giallo tuorlo”, è cristallizzato e dalla consistenza fondente, dall’odore di polline, di marmellata e sentori quasi di cera; da non perdere con una fontina d’Alpeggio o un grana e, per osare, provatelo a filo sui fritti in pastella, sia dolci che salati. Il miele di castagno è un vero prodotto da intenditori: scuro, deciso, intenso, dal finale amarognolo, ma molto aromatico con sentori affumicati e balsamici. Si sposa con ricotta fresca, formaggi ovini affinati in grotta ed è meraviglioso se aggiunto un po’ a fine cottura in piatti di selvaggina da pelo. Ricco di sali minerali, è un toccasana per la circolazione del sangue e calma la tosse.

grazie dei millefiori Che dire poi di quel miracolo della natura che è il millefiori? Se non è un prodotto industriale (dove il miele viene omogeneizzato e mixato con mieli provenienti da diverse zone per ottenere sempre lo stesso sapore) ogni vasetto è come un libro che racconta il suo territorio e la stagione in cui è avvenuta la raccolta. È come una passeggiata in un prato fiorito. Perfetto nel tè, sulle pesche al forno o nel semplice eppure sublime pane, burro e miele. Insomma ogni barattolino è una continua scoperta, diverso uno dall’altro come diversi sono i vini. Non a caso anche per il miele esistono dei “sommelier”: gli assaggiatori di miele sono esperti capaci di distinguere tra le decine di tipologie prodotte in Italia, valutandone qualità e purezza e indovinandone la provenienza. Occorre avere una predisposizione naturale, ovvero un buon naso, poi seguire un corso e superare l’esame che permette di iscriversi all’Albo Nazionale degli Esperti in Analisi Sensoriale del Miele.


BUON VIAGGIO Il miele sta diventando sempre più attrazione turistica: si chiama “honey traveller” il nuovo viaggiatore low cost che punta a una vacanza dolce per palato e portafoglio. E in Italia sono sempre più numerosi i turisti delle “Città del miele” (www.cittadelmiele.it). Nel Lazio c’è il centro medievale di Monte Porzio Catone, già citato in un documento del secolo XI. Ma probabilmente molto più antico se, come pare, il suo territorio apparteneva alla nobile gens Porcia, famosa per il suo illustre esponente Marco Porcio Catone, detto il Censore. Da visitare le splendide dimore storiche di aristocratiche famiglie romane: Villa Taverna, Villa Lucidi e specialmente Villa Mondragone. Qui fu ospite il pontefice Gregorio XIII che vi promulgò la riforma del Calendario (detto appunto gregoriano) e qui ha sede il Centro Ricerche Miele.


L’INTERVISTA Un prodotto particolare come il miele ha anche acquirenti particolari. Ne abbiamo parlato con Lorenzo Leveque, category di Unicoop Tirreno che si occupa di drogheria alimentare. Qual è l’identikit delle persone che ogni anno comprano i circa 201mila kg di miele venduti in Coop? «Sono consumatori attenti al benessere e alla naturalità del cibo, che lo usano in cucina al posto dello zucchero ma anche per tisane salutari. E gourmet che amano impreziosire carni e formaggi». Sono quindi consumatori ben informati? «Decisamente. E si fidano di un prodotto dopo che si sono trovati bene, per questo cercano specificamente quello di aziende a cui si sono affezionati sia per la qualità sia perché legate a un territorio. Per questo nel Lazio i nostri mieli sono stati attentamente selezionati. Sono quelli di acacia e di castagno dell’azienda Apicoltura Tusciapi di Viterbo il cui miele proviene da alveari siti tra le valli della Tuscia e della bassa Maremma, in un territorio che si estende dalla macchia mediterranea ai Monti Cimini passando attraverso colline e ecosistemi naturali. Tutto ciò garantisce che le api forniscano un miele tipico ricco di proprietà organolettiche. E i mieli di acacia e millefiori da apicoltura biologica dell’azienda Monte Funicolo di Castelnuovo di Porto (Rm), una zona collinare – inserita nel Parco Regionale di Veio – ricca di fonti di acque sorgive naturali dove abbondano alberi ad alto fusto e varietà di fiori spontanei. Sono stati scelti da Unicoop nell’ambito di un importante progetto in collaborazione con l’Assessorato alla agricoltura della Regione Lazio (Arsial)». Ci parli di questo progetto. «È stato presentato a Roma, si chiama “Lazio Qualità Spese Bene” e prevede oltre 1.500 prodotti regionali certificati che saranno commercializzati nei punti della catena per valorizzare le specialità enogastronomiche laziali. I fornitori locali sono stati selezionati tenendo conto dei criteri standard di qualità, sicurezza, igiene, capacità produttiva e distributiva, ma anche delle caratteristiche di tipicità e genuinità delle produzioni».