Arti minori
Laboratori, spazi creativi, pacchetti su misura per età e argomento nelle sale e gallerie di mostre e musei. L’arte i bambini la imparano giocando.
Voci allegre che si sovrappongono, piccole mani alzate a formare un bosco di mille dita, curiosità e domande talmente pertinenti da assomigliare a quelle di consumati esperti d’arte. Piccoli ma anche piccolissimi, ormai sono sempre più numerosi i bambini che affollano sale e gallerie di mostre e musei. Perché il binomio arte-bambini sembra funzionare molto bene.
opera buffa «Lavorare con loro è un’esperienza che dà sempre soddisfazione. E più sono piccoli più la loro capacità recettiva è alta» conferma Marina Pierri, socia lavoratrice della cooperativa femminile “Arte in gioco di Roma” (www. arteingioco.com) che dal 1997 opera nel campo delle proposte didattiche in materia di arte. Un’idea che oggi appare quasi scontata ma che allora era soprattutto la risposta ad un’esigenza personale: «Io e altre socie avevamo bambini piccoli e poche possibilità per visitare con loro mostre e musei. Così abbiamo pensato di offrire un servizio ad hoc alle varie strutture museali. Abbiamo iniziato con le visite guidate per sviluppare poi progetti culturali sempre più articolati». Una scommessa vinta a tutti gli effetti anche grazie alla Legge Ronchey che nel 1993 impone a tutti i musei di dotarsi di servizi aggiuntivi, compresi quelli educativi. Un impulso indispensabile che ha fatto sì che oggi i bambini possano contare su un’ampia offerta formativa: laboratori, atelier, spazi creativi ma anche pacchetti su misura per età e argomento soprattutto in occasione di esposizioni importanti di opere d’arte.Il tutto naturalmente proposto sotto forma di gioco.
giochi di prestigio «L’aspetto ludico, unito a un linguaggio chiaro e semplice e a elementi di manualità affinché i bambini possano sperimentare in prima persona, sono gli ingredienti essenziali per introdurli ai tanti mondi dell’arte» spiega Pierri. Una strada battuta per primo dal grande maestro del design italiano Bruno Munari che all’inizio degli anni Settanta rifonda la metodologia didattica per l’apprendimento dell’arte attraverso i suoi laboratori “Giocare con l’arte”. Risale al 1977, presso la Pinacoteca di Brera, a Milano, il primo suo laboratorio: un luogo dove “si gioca all’arte visiva”, si sperimentano tecniche e regole ricavate dalle opere d’arte più prestigiose di ogni epoca e di ogni luogo, trasformate in giochi e che proprio per questo restano indelebili nella memoria. E così Giotto, Michelangelo, Caravaggio, Monet, Chagall, De Chirico, Schiele e tutti gli altri scendono idealmente dalle loro tele per prendere per mano i piccoli visitatori, conducendoli in un meraviglioso viaggio fatto di emozioni e colori più che di semplici nozioni. E se è vero che c’è sempre da imparare, per proporre l’arte ai bambini spesso si percorrono strade inedite.
Così come alla Galleria Nazionale dell’Umbria al Palazzo dei Priori di Perugia, dove da poco più di un anno è in servizio un aiutante un po’ particolare: il “Carrello dell’arte”. «Destinato ai visitatori di età compresa fra i 3 e i 12 anni, è una sorta di laboratorio dinamico che accompagna i bambini nella visita lungo il percorso espositivo permettendo loro di approfondire la conoscenza dell’arte direttamente di fronte alle opere» racconta Simona Menci del settore servizi educativi del Sistema Museo della Galleria Nazionale dell’Umbria.
un giorno al museo Realizzato in legno, il “Carrello dell’Arte” oltre ad ante, sportelli e ripiani per contenere i materiali funzionali ai percorsi proposti, ha anche delle “tasche tattili” per stimolare i ragazzi in attività di associazione sensoriale. «Cercavamo un modo nuovo di concepire l’esperienza educativa (più vicina alle tendenze europee in materia) in cui sia superata la divisione fra spazio espositivo e laboratoriale» continua l’esperta. Abbattere le barriere ideali e fisiche che separano i nostri figli dall’arte con la A maiuscola sembra dunque essere una strada irrinunciabile.
Un lavoro che può e deve essere intrapreso certamente dalla scuola, supportata dall’aiuto concreto dei musei locali, come è accaduto nel centro storico di Napoli dove il Museo d’arte contemporanea Madre ha da tempo avviato una stretta collaborazione con i plessi scolastici dei quartieri limitrofi. «L’intento – sottolinea Giuliana Fisichella, dei servizi educativi del “Madre” – è quello di legare il territorio circostante con il Museo che, attraverso l’arte, può svolgere anche un’importante funzione sociale prima sui bambini, poi sui loro genitori».











