Bella Napoli

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Sto lavorando a Napoli. Città meravigliosa: sofferente e vitale, energica e aristocratica... e tante altre cose insieme. A maggio è andato in scena uno spettacolo che progetto da due anni buoni: “Napoli zompa e vola”. Il titolo si ispira ad una canzone ottocentesca “Palombella zompa e vola”, dal sotterraneo sapore rivoluzionario, all’epoca dolente di speranza e di attesa di un “volo” che la città continua ad augurarsi…

Stare qui a respirare una grande bellezza, una specie di “aristocrazia popolare” e di rango, è esperienza quotidiana. La civiltà di una piazza di enorme respiro, come Piazza del Plebiscito, a due passi dai quartieri del “luogo del malaffare”, è affascinante e terribile, come l’accostamento tra una certa trasandatezza ormai connaturata e al tempo stesso l’eleganza estrema di mostre d’arte di altissimo livello, sia storiche che contemporanee.

Basta andare al Museo Madre, per esempio, per essere subito nel mondo, per sentirsi fratelli di altre dimensioni, di altri linguaggi. C’è la mostra di Alighiero Boetti, artista di estro poetico e struggente scomparso una decina d’anni fa. E il livello è subito alto. Anche qui: uno spazio moderno, sofisticato, in un quartiere degradato che ha adottato il suo “museo” con forte senso di appartenenza… Miracoli dell’arte! C’è la mostra di Luigi Ontani a Capodimonte: qui eleganza e calligrafia squisite dell’artista convivono perfettamente con i colori e le scansioni settecentesche del palazzo, in un’armonia impercettibile di rimandi e dialoghi tra antico e contemporaneo.

Tutto questo è per dire come la città con tutte le sue contraddizioni dimostri una grande voglia di esistere con la dignità del talento e dell’anima bella da proporre al mondo. Pensate come è vero che qui più che altrove il bello e il brutto, il buono e il cattivo convivono. Un’amica di Bologna, temporaneamente a Napoli, mi raccontava ieri di una rapina subita al rientro a casa: un uomo sale in ascensore con lei e, appena in movimento, le strappa la borsa, ferma l’ascensore e scappa. Racconta l’accaduto a una vicina di casa che chiama il bar sotto casa e dopo un’ora la borsa era di ritorno, intatta. Finché c’è qualcuno capace di occuparsi di chi chiede aiuto, a Napoli o altrove, il futuro è una realtà possibile.