Ben venga

Lotta alla povertà, tutela dei minori, cooperazione internazionale, aiuti umanitari. L’impegno di Unicoop Tirreno sul fronte della solidarietà.

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Dalle iniziative territoriali con le associazioni di volontariato ai mercatini, alle cene e ai concerti per la raccolta di fondi da destinare a chi ha più bisogno, ai punti del catalogo fidelity donati dai soci per i progetti di solidarietà. «L’impegno di Coop sul fronte degli aiuti umanitari, della cooperazione internazionale, della tutela dei minori, della promozione dei diritti umani, della lotta alla povertà, è 365 giorni l’anno, perché essere etici è nel dna della Cooperativa – afferma Lorena Sartini, responsabile progetti di solidarietà di Unicoop Tirreno –. Ma a Natale Coop è ancora più “etica”».

buon Natale C’è la lettera del presidente di Unicoop Tirreno a tutti i fornitori perché al posto delle strenne natalizie sostengano i progetti di solidarietà promossi da Coop, ci sono le lotterie, gli spettacoli, gli incontri nei vari territori dove Unicoop Tirreno è presente, c’è la donazione di prodotti di campionatura alle associazioni di volontariato e agli enti benefici da parte dei category di Coop, ci sono i presidi dei soci attivi nei punti vendita per sensibilizzare e informare soci e consumatori sui progetti di solidarietà, da Cuore di Coop, sostegno a distanza di tanti bambini poveri del mondo in collaborazione con la Fondazione Avsi, al Progetto Matteo in Burkina Faso insieme al Movimento Shalom.

E mentre i governi degli stati ricchi continuano a firmare impegni per dimezzare la fame entro il 2015 e, invece, finora l’unica cosa che dimezzano sono i fondi per gli aiuti, attraverso il catalogo aprile 2008-febbraio 2009 i soci e Unicoop Tirreno hanno contribuito a progetti di solidarietà in diversi paesi del mondo con 11.900.000 punti, pari a 238mila euro. E grazie alla generosità di quasi 3mila soci solo lo scorso Natale sono stati oltre 2 milioni i punti donati – il 60 per cento in più rispetto ai mesi precedenti – per oltre 40mila euro. Piccoli gesti di solidarietà, ma concreti, per aiutare a crescere tanti bambini poveri in ogni angolo del mondo. Numeri che ci rendono felici, ma sono ancora migliaia quelli che hanno bisogno di aiuto... questo Natale tocca a te.


9 milioni i bambini con meno di 5 anni che muoiono ogni anno; 24mila al giorno, 1 ogni 3 secondi.

In Burkina Faso spesso i genitori non danno un nome ai bambini sotto i 5 anni: preferiscono vedere prima se riescono a sopravvivere.

90 milioni di nuovi poveri entro la fine del 2010 – secondo le stime della Banca mondiale – il tragico risultato della crisi globale degli ultimi 2 anni.

Secondo l’ultimo rapporto della Fao, 1 miliardo i senza cibo nel mondo. Il triste primato tocca al continente asiatico, all’Africa e all’America Latina.

Dallo scorso anno la stima totale dei malnutriti è aumentata di 100 milioni di persone.

1/6 dell’umanità si ciba con l’equivalente di 2 ciotole di cereali al giorno.

Nel Duemila c’erano 2 miliardi di affamati nelle metropoli, nel 2030 saranno il doppio.

Gli italiani donano ai paesi poveri circa 330 milioni di euro l’anno, mentre la Finanziaria 2010 assegna alla cooperazione allo sviluppo solo 326 milioni di euro, allontanando così l’Italia dall’obiettivo stabilito in sede europea e Onu di assicurare lo 0,51 del Pil all’aiuto pubblico allo sviluppo entro il 2010 e lo 0,7% entro il 2015.


detto fatto

Progetto Matteo e Cuore di Coop: quello che è stato fatto e quello che c’è ancora da fare.

Progetto Matteo Progetto di solidarietà in Burkina Faso, nell’Africa Subsahariana. È considerato dall’Onu uno dei 3 paesi più poveri del mondo, dove il tasso di analfabetismo raggiunge l’80 per cento, dove l’aspettativa di vita non arriva ai 35 anni, dove il 20 per cento delle donne muore di parto, dove solo un bambino su cinque raggiunge i 5 anni di età. Nato nel 2003 in collaborazione con il Movimento Shalom, inserito come progetto di solidarietà nel catalogo fidelity nel 2004, da allora sono più di 30mila i soci che hanno rinunciato ai premi del catalogo per sostenere il Progetto Matteo. Molte cose sono state fatte negli anni grazie al contributo di soci, dipendenti, privati. Oltre ai pozzi per l’acqua è stata inaugurata nel 2005 Casa Matteo, riconosciuta orfanotrofio due anni fa dal ministero locale, un cinque stelle nel Sahel dove le case sono capanne di fango. Casa Matteo è dotata di dormitori, mensa, aule, sale da gioco e una piccola infermeria; alla casa lavorano donne del villaggio e suore burkinabè che accudiscono i bimbi e la mattina accompagnano i più grandi alla scuola a Gorom Gorom. Ospita 70 bambini, di cui la metà è al di sotto dei tre anni; i bambini dai 3 ai 6 anni frequentano la locale scuola materna. La formazione effettuata dal Ministero ha avuto una ricaduta significativa sull’igiene e la cura dei bambini e sulla cura e la manutenzione della struttura. È aumentato il personale, l’alimentazione è adeguata all’età e molto varia, i neonati non vengono più nutriti nel letto, ma tenuti in braccio, i bambini vengono accuratamente seguiti dal personale sanitario. Ogni bambino ha un letto dotato di zanzariera, ha a disposizione giocattoli e pupazzi. Ma ci sono anche il dispensario e la farmacia, meta di decine e decine di persone al giorno, bisognose di cure, piccoli interventi, medicazioni e farmaci e l’Hotel delle Dune, nato per creare occupazione e promuovere un turismo responsabile rispettoso delle popolazioni locali e della natura. Dieci camere con bagno e una sala da pranzo, ci lavorano un cuoco e quattro donne, tutti abitanti di Gorom Gorom. Dall’apertura ad oggi sempre crescente il numero di presenze all’Hotel delle Dune tanto che con l’affitto delle camere finanzia parte delle spese di Casa Matteo. In quest’ottica, per garantire in futuro a queste popolazioni l’autonomia economica, anche un orto, seguito in modo continuativo da due persone, e l’allevamento di quattordici maiali. Meno di un anno fa è stata inaugurata anche la sala parto, importante punto di riferimento per le donne dei villaggi e per i loro bambini laddove il parto è ancora una delle principali cause di morte. Ha quattro camere che possono ospitare dodici donne, una stanza per il travaglio e una per il parto. Le donne del posto vengono seguite durante tutto il corso della gravidanza, e possono partorire in un posto sicuro, pulito, assistito da personale professionale. Ad oggi hanno frequentato la maternità 230 donne incinte e malate, 450 per la consultazione prenatale, 226 bambini per consultazione e peso, oltre 400 sono stati vaccinati (da 0-9mesi) e 70 sono state le nascite: 30 maschietti e 40 bambine. Veniamo ai progetti per l’immediato futuro. «Nel 2010 sarà costruita una recinzione intorno a Casa Matteo per renderla più sicura – spiega Sartini – , due stanze per i bambini da 0 a 3 anni e una d’accoglienza per i bambini malati».

Cuore di Coop Sostegno a distanza. Provengono da ogni angolo del mondo, dall’Africa, dall’Est Europa, dal Medio Oriente e dall’America e grazie ai loro genitori “di lontano” possono avere cibo e vestiti, curarsi, andare a scuola nei loro paesi d’origine. Sono gli 884 bambini sostenuti a distanza nell’ambito del progetto Cuore di Coop che dal 2001 a oggi ha visto 40mila soci donare i punti del catalogo per diventare genitori a distanza. Coop ha deciso, infatti, di bloccare il numero delle adozioni, dando così ai bambini già adottati la sicurezza di avere qualcuno che pensa a loro negli anni, una continuità del sostegno che ha fatto sì che alcuni di loro si siano laureati. In paesi devastati dalle guerre, colpiti dalla fame e dalla miseria, il denaro di tanti soci serve per finanziare attività dirette: oltre al cibo, il pagamento delle rette scolastiche, della divisa e del materiale scolastico necessario, delle cure mediche e dell’assistenza ai bisogni di prima necessità; e attività indirette: corsi ai genitori per avviare delle piccole attività generatrici di reddito, cure mediche per i familiari, acquisto di materiale didattico, progetti idrici, attività ricreative per i bambini sostenuti e per quelli della comunità, corsi di recupero scolastico. Ma grazie a Avsi, impegnata da molti anni nei paesi del Terzo Mondo, e a Unicoop Tirreno sono stati aperti, ad esempio, nelle favelas Brasiliane centri educativi, asili e scuole per la prima infanzia che offrono sostegno scolastico ai bambini, accompagnamento educativo a loro e alle loro famiglie, ma anche un pasto al giorno o una merenda e le cure necessarie. Nell’Est Europa, in Romania e Albania, ma anche in Lituania, Russia, Kosovo progetti socio-educativi, di accoglienza e di formazione professionale, progetti di sostegno alle piccole realtà imprenditoriali locali. In paesi come il Rwanda, colpito da metà degli anni Novanta dal genocidio, si svolge anche un lavoro di reintegrazione psicoscociale dei tanti bambini orfani e abbandonati. E molto altro viene fatto per i bambini portatori di handicap e per quelli costretti a lavorare per aiutare la famiglia. Ma molto resta ancora da fare.