Esasperazione, intolleranza o crisi di civiltà? La vicenda dei campi Rom in Italia dove ce la prendiamo con il debole di turno.
Sono bastate poche scene di devastante intolleranza e di violenza razziale, sfociata perfino in balenanti accenni di pulizia etnica, a spazzare via agli occhi del mondo quel mito degli “italiani brava gente” che ci portiamo, forse abusivamente, appiccicato addosso.
La bolla speculativa sulla sicurezza è scoppiata in un tumulto esasperato di cieca aggressività sociale, nella quale si è addirittura inserito strumentalmente il crimine organizzato nostrano. Illegale, sì, ma italiano.
Dietro queste “ribellioni” che ricordano troppo da vicino la triste storia di un pezzo di Novecento, c’è forse chi pensa di trovare le risposte a un reale stato di angoscia dovuto più alle incertezze della vita quotidiana che alla paura di essere scippati.
Negli stessi giorni, mentre i romani cacciavano i rom, un romano stuprava una romena. Magia della lingua: basta cambiare l'ordine delle vocali per perdere il diritto alle prime pagine dei giornali. Probabilmente essere stuprata da un italiano è un onore. Ma c’è una spiegazione. Tutti hanno contribuito ad alimentare il fuoco della paura.
L’allarme sicurezza è stato il leit motiv della campagna elettorale. Eppure negli ultimi anni i reati sono diminuiti. Però fanno più notizia perché c’è come una gara a trasformare in assordante boato il più impercettibile scricchiolio di un extracomunitario cattivo o di un neocomunitario delinquente.
Ieri erano gli africani, poi gli albanesi. Ora tocca ai romeni e, per assonanza, ai Rom.
In questo clima orribile di paura e circospezione che si aggiunge alle difficoltà economiche di milioni di famiglie – queste sì peggiorate davvero – e alla precarietà di molte vite appese alle incertezze di un’economia incapace di regolare equamente il sistema, rabbia e frustrazione trovano il più facile dei bersagli nel debole di turno. Essere diversi diventa una colpa, miseria ed emarginazione sono un marchio d’infamia. La ragione si smarrisce. Nessuno più sembra riuscire a distinguere tra il malfattore che va punito e il suo popolo di appartenenza, la sua nazionalità, l’etnia.
E allora si tira nel mucchio. I pogrom contro i Rom, le spedizioni punitive nei campi, la cacciata di mamme sconcertate con i bambini impauriti in braccio, l’incendio di quelle miserabili casupole, sono agghiaccianti nella loro lugubre atrocità che odora di barbarie.
Ma quelle scene di odio che tutti abbiamo visto in televisione ritraggono impietosamente anche la miseria di chi le compie e rappresentano lo specchio della nostra crisi di civiltà, il rischio incombente che il declino dell’Italia sia non solo sociale ed economico, ma anche civile e morale.










