A Bocche chiuse

I Governi di Italia e Francia si sono impegnati a proteggere le Bocche di Bonifacio.

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I Governi di Italia e Francia hanno finalmente risposto alle richieste di Greenpeace e delle comunità locali di Corsica e Sardegna e si sono impegnati a proteggere le Bocche di Bonifacio. Il Ministro dell’Ambiente italiano, Stefania Prestigiacomo, e il Ministro per l’Ecologia francese, Jean-Louis Borloo, hanno firmato, infatti, un accordo per richiedere il divieto di transito per le navi che trasportano carichi pericolosi nelle Bocche. Le Bocche di Bonifacio rappresentano una delle zone più belle del Mediterraneo per biodiversità, dal notevole valore paesaggistico e turistico, ma di difficile navigazione perché soggette a forti correnti e a venti talvolta impetuosi. La cerimonia per la firma dell’accordo è avvenuta nel porto di Palau, alla presenza di autorità locali e rappresentanti di Greenpeace. Quasi un anno fa, infatti, proprio in questa zona di mare sulla nave Rainbow Warrior dell’associazione – con i sindaci della sponda sarda e corsa – era stato lanciato un appello ai Ministri per proteggere questo tratto di mare.
Ora all’accordo deve seguire un piano preciso per presentare nel più breve tempo possibile all’Organizzazione Marittima Internazionale (OMI) una proposta per tutelare le Bocche dai traffici navali a rischio e avviare i meccanismi necessari per la creazione di un Parco Marino Internazionale sardo-corso delle Bocche di Bonifacio. Purtroppo, la storia insegna che non sempre la firma di un accordo è sufficiente. L’accordo firmato da Francia e Italia nel 1999 per la creazione del Santuario dei Cetacei “Pelagos”, all’interno del quale si trovano le Bocche di Bonifacio, è tristemente famoso per non aver portato a nessuna reale protezione dell’area. Da anni Greenpeace denuncia lo stato di degrado della zona, dove i cetacei stanno sparendo. Per salvare il nostro mare non servono parchi di carta, ma una rete di riserve marine che protegga veramente aree chiave come le Bocche, il Santuario dei Cetacei o il Canale di Sicilia.
Maria Carla Giugliano, ufficio stampa Greenpeace