C’era una volta

Aiuta a sviluppare le capacità comunicative, logiche e interpretative del bambino, oltre a rendere più intimo il rapporto con i genitori. La lettura delle fiabe ad alta voce, una vecchia abitudine da rispolverare.

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Un bambino che si addormenta immaginando Pinocchio alle prese con il Gatto e la Volpe. Ormai una scena di altri tempi, quando i genitori si sedevano sul letto dei figli e li accompagnavano tra le braccia di Morfeo leggendo loro delle storie. a tutto volume La questione va ben al di là del vecchio adagio per cui le vecchie abitudini sono sempre le migliori. E, infatti, le istituzioni, da parte loro, hanno provato a correre ai ripari con il progetto “Nati per Leggere”, promosso dall’Associazione Italiana Biblioteche, dall’Associazione Culturale Pediatri e dal Centro per la Salute del Bambino.
Letture animate, narrazioni sonore e corsi per lettori volontari sono alcune delle iniziative a cui il progetto dà vita ormai da un decina d’anni nelle biblioteche, nelle scuole e nelle ludoteche. Perché, si legge sul manifesto, “ogni bambino ha diritto ad essere protetto non solo dalla malattia e dalla violenza, ma anche dalla mancanza di adeguate occasioni di sviluppo affettivo e cognitivo”. Insieme alla partecipazione dell’Associazione Culturale Pediatri all’iniziativa – nei loro ambulatori, infatti, i medici aderenti effettuano su richiesta colloqui personalizzati sull’efficacia della lettura a voce alta – lo dimostrano alcuni studi scientifici. L’ultimo in ordine di tempo è quello realizzato dal Ministero della Salute inglese. Secondo i ricercatori d’Oltremanica, infatti, il 18 per cento dei bambini inglesi inizia la scuola a 5 anni con un livello di comunicazione verbale consono a un’età molto inferiore. Tra le motivazioni lo scarso scambio di parole tra adulti e figli, entrambi distratti da input tecnologici di ogni sorta anche nel poco tempo che trascorrono insieme. Risultato: il dialogo si contrae, mentre le fiabe lette ad alta voce sono sostituite dai videogiochi o dai cartoni animati che manda in onda la Tv.
vivere una favola Ma non sono storie anche quelle? «Il problema non è solo la funzione catalizzatrice delle immagini, che sottraggono potere alla parola – spiega Valentina Longhi, psicoterapeuta specializzata negli ambiti dello Sviluppo e dell’Educazione –. Anche i libri per bambini sono pieni di figure e colori, ma la questione è più che altro di contenuto: i personaggi delle storie trasposte mirano ad intercettare l’attenzione dei bambini da un punto di vista quantitativo più che qualitativo. Col risultato che il mezzo televisivo, potenzialmente educativo, risponde a regole puramente commerciali e tende ad appiattirsi su se stesso».
Nell’epoca in cui per dare un’aura di modernità alle iniziative se ne sottolinea sempre di più la funzione interattiva, è proprio la lettura di fiabe a voce alta la più interattiva. «Oltre all’importanza dell’aspetto relazionale tra genitore e figlio che il raccontare favole mette in gioco – sottolinea la psicoterapeuta –, il bambino che ascolta il racconto non è passivo ma diventa co-ideatore della storia: chiede dettagli sui personaggi che lo colpiscono di più, esprime pareri sugli eventi ed è libero di modificarli a suo piacimento, suggerendo digressioni o epiloghi diversi al narratore-genitore». E giocando al “facciamo che...” sviluppa le sue capacità comunicative, logiche e interpretative.

ANGOLO DI LETTURA Nel suo libro “Come un romanzo”, Daniel Pennac stila i dieci diritti del lettore. E al nono posto mette il diritto a leggere a voce alta. “Strana scomparsa, quella della lettura a voce alta – scrive –. Non si ha più diritto di mettersi le parole in bocca prima di ficcarsele in testa? Niente più orecchie? Niente più saliva? Parole senza più gusto?”. A distanza di qualche anno (il libro è del 1992) il suo monito sembra essere stato ascoltato. Attualmente sono diverse, infatti, le librerie e le biblioteche che organizzano cicli di lettura ad alta voce anche per un pubblico adulto. Tanto che nel giugno scorso si è costituita ad Arezzo – presso l’associazione Nausika – la prima sede nazionale di LaAV (acronimo di letture ad alta voce, appunto). LaAV è organizzata in circoli locali, ognuno dei quali gestisce iniziative di lettura pubblica all’interno di librerie ma anche di bar, locali e centri commerciali nonché a casa dei partecipanti.

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