Cambio di rotta

La campagna “Deforestazione Zero” festeggia una tripla vittoria perché tre multinazionali hanno deciso di cambiare rotta.

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Meno di quattro mesi fa, con la pubblicazione dell’inchiesta “Amazzonia, che macello!”, Greenpeace chiedeva a Timberland, Adidas, Clarks, Reebok, Geox e Nike di interrompere immediatamente i rapporti commerciali con aziende o allevamenti che sono legati alla distruzione dell’Amazzonia. Oggi la campagna “Deforestazione Zero” festeggia una tripla vittoria perché tre di quelle multinazionali hanno deciso di cambiare rotta.
Nike, infatti, ha annunciato le nuove linee guida per una politica di acquisti della pelle che non faccia male al clima e all’Amazzonia. Allo stesso tempo, in una lettera inviata a Greenpeace, Geox si è impegnata a “garantire che il pellame acquistato per le proprie calzature non provenga dalla distruzione del bioma amazzonico”. Timberland, infine, ha annunciato una nuova politica di acquisti della pelle bovina concordata con Greenpeace.
Tra i giganti del mercato della carne e della pelle brasiliani hanno già aderito all’appello di Greenpeace Bertin e Marfrig. Solo JBS ancora non si decide a passare dalla parte delle foreste. Ricordiamo che l’inchiesta-scandalo (pubblicata dopo tre anni di ricerca e di indagini condotte sotto copertura) ricostruiva la filiera dei prodotti a base di carne e di pelle da allevamenti coinvolti in fenomeni di deforestazione, sfruttamento del lavoro e occupazione di territori di indigeni in Amazzonia.
Il vero anello debole della catena è la mancanza di un sistema di tracciabilità che funzioni. Gli allevamenti e i macelli in Amazzonia, infatti, spediscono le pelli bovine ad altre aziende trasformatrici fuori dalla regione prima di esportarle. Così i prodotti che passano attraverso questo iter potrebbero essere riciclati e rivenduti ad aziende come Geox e Nike e finire ai piedi di consumatori inconsapevoli.
Per questo motivo Greenpeace chiede a tutte le multinazionali del settore di carne e pelle di interrompere gli acquisti dall’intero bioma amazzonico fino a quando non saranno disponibili sistemi efficaci di tracciabilità. Le buone notizie dall’Amazzonia non sono finite. I commercianti brasiliani di soia hanno rinnovato per un anno ancora la moratoria sull’acquisto di soia da aree recentemente deforestate in Amazzonia.
Maria Carla Giugliano, ufficio stampa Greenpeace