Che bel 55 %

Associazioni industriali, cittadini, installatori. Le agevolazioni fiscali per interventi di riqualificazione energetica piacciono a tutti: fanno risparmiare, sostengono l’edilizia, aumentano i posti di lavoro, aiutano l’economia più sana e innovativa. Il governo le aveva cancellate, ma sono state reintrodotte a furore di popolo. Ecco perché

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Oltre 230 mila domande per accedere al bonus fiscale del 55% per interventi di risparmio energetico, di cui 130mila (è ancora una stima, visto che le domande per le spese sostenute nel corso dello scorso anno si possono presentare fino alla fine di questo mese) nel 2008. Il valore della detrazione ha raggiunto i 1.500 milioni di euro nel 2007 e i 1.800 nel 2008.

I risultati di questa ventata di efficienza energetica passata per le case degli italiani? Secondo stime dell’Enel, dal gennaio 2005 al maggio 2008, circa l’80% del risparmio energetico ottenuto è stato assicurato da interventi effettuati in ambito domestico. Nelle case degli italiani sono stati infatti installati oltre 800mila elettrodomestici a basso consumo e 21 milioni di lampadine ad alta efficienza, oltre a pannelli solari, fotovoltaici e caldaie a condensanzione. “Risultano invece più modesti - si legge nel rapporto annuale dell’Autorità per l’energia - i progressi registrati nei settori dell’illuminazione pubblica e della produzione e distribuzione dell’energia in ambito civile.

Stazionario risulta il contributo offerto dagli interventi effettuati per la riduzione dei fabbisogni energetici nel settore industriale”. Ci voleva poco a immaginare che - viste queste cifre – sarebbero esplose le proteste di fronte al tentativo del governo di limitare o, peggio ancora, cancellare questi benefici. Ipotesi durata poche settimane, visto che lo stesso governo ha fatto retromarcia reintroducendo (con poche modifiche, come riportiamo nel box qui a fianco) il bonus fiscale per opere di riqualificazione energetica degli edifici. Contro la cancellazione del bonus fiscale hanno protestato i cittadini, che non si sarebbero visti rimborsare la metà delle spese già sostenute, ma anche associazioni imprenditoriali, ricercatori, ambientalisti: ovvero quella parte del paese che ritiene sia possibile (e, anzi, auspicabile) uscire dalle secche della crisi attraverso l’investimento sulle energie rinnovabili.

Innovazione batte crisi “Il settore delle rinnovabili – spiega infatti Valeria Verga, segretaria generale di Assolterm, l’associazione che riunisce l’80% delle aziende produttrici di pannelli solari – è l’unico che, in questi tempi di crisi, incrementa fatturato e posti di lavoro. Siamo convinti che si possa andare incontro alla crisi non conservando ma innovando”. E lo pensano in molti, visto che nel 2008 sono stati installati circa 400mila metri quadrati di pannelli solari, per lo più nella piccola residenza, per un giro d’affari complessivo di circa 400 milioni di euro e una crescita del 77% tra il 2006 e il 2007 e un dato aggregato occupazionale di circa 10mila posti di lavoro. “Una crescita che però ha subìto un rallentamento alla fine dello scorso anno, quando ancora non era chiaro cosa sarebbe successo”, prosegue Verga. “Oggi – continua - siamo già in fase di ripresa, anche perché è ormai evidente che quella del solare termico è una tecnologia matura, relativamente semplice e poco costosa, che consente di recuperare le risorse investite nel giro di tre, quattro anni”. “Anche noi a suo tempo – concorda Maurizio Esitini, direttore generale di Assistal, associazione dei costruttori di impianti che rappresenta circa 1200 imprese che realizzano complessivamente un fatturato di 22 miliardi l’anno - abbiamo evidenziato il danno che avrebbe comportato la scelta del governo di colpire un settore importantissimo, in forte crescita anche dal punto di vista occupazionale, in un periodo in cui, tra l’altro, tutto il settore dell’edilizia è viceversa in recessione. L’incremento delle attività finanziate attraverso il bonus è anche il risultato di una crescita dell’emersione delle piccole imprese installatrici, un’emersione che - noi stimiamo - sia di entità non piccola. Questo ha consentito alle casse dello stato di recuperare una parte significativa delle detrazioni. Insomma, cancellare il bonus avrebbe portato solo svantaggi e nessun reale vantaggio. Ma siamo soddisfatti di come è cambiato il decreto anti-crisi, anche se registriamo un brusco stop a fine dello scorso anno. Nell’ipotesi che non fosse possibile recuperare nessuna percentuale di spesa, la gente ha preferito aspettare per capire cosa sarebbe successo”.

Secondo le associazioni imprenditoriali di categoria sono in particolare due gli aspetti del nuovo decreto (inserito nel cosiddetto pacchetto anticrisi) che consentiranno la ripresa del settore: la cancellazione del tetto globale di spesa, che avrebbe escluso dalla detrazione una quantità di persone, l’eliminazione del meccanismo del silenzio-diniego (in sostanza: se in 30 giorni non ti dico sì, accetto la domanda, la richiesta di bonus va considerata rifiutata senza ulteriori comunicazioni), e la possibilità di “spalmare” l’agevolazione da un minimo di tre a un massimo di cinque anni. Tra le novità del decreto c’è anche che la documentazione per ottenere il bonus per le spese che saranno sostenute dopo il 31 dicembre 2008, non dovrà più essere spedita solo all’Enea, ma anche all’Agenzia delle entrate.

La politica energetica? Manca La reintroduzione dello sconto fiscale era auspicata e perciò in molti - consumatori e imprenditori - hanno tirato un sospiro di sollievo. Ma non mancano le ragioni per essere scettici e insoddisfatti: “L’Italia manca di una politica energetica a lungo termine e ben definita” spiega Sergio D’Alessandris, presidente Assolterm. E prosegue: “Pensiamo all’importante esempio del piano energetico stilato dal presidente degli Stati Uniti che prevede l’investimento di 150miliardi di dollari in 10 anni sulle energie rinnovabili e la contestuale creazione di 5 milioni di nuovi posti di lavoro, nonché massicce misure per il risparmio energetico. O ancora, a livello europeo, persino il recente piano anti-crisi dell’Ue, un pacchetto da 200 miliardi di euro, finalizzato a far fronte alla crisi finanziaria globale, parla di investimenti intelligenti per la promozione delle tecnologie pulite attraverso un sostegno all’innovazione: tra le altre cose si prevedono finanziamenti per il risparmio energetico degli edifici. Investendo nelle infrastrutture e nell’efficienza energetica si mantengono in attività i lavoratori dell’industria edilizia, si risparmia energia e si migliora l’efficienza”. A marcia indietro fatta – per ora – c’è da rimettersi al lavoro. Certo, rispetto ai pionieristici tempi di due anni fa, il settore è cresciuto non solo dal punto di vista del fatturato e dell’occupazione, ma anche delle competenze. “Oltre alla certificazione dei prodotti fatta dall’Enea e presente sul loro sito – chiede Assolterm – sarebbe necessaria anche la certificazione degli operatori. Noi ci stiamo muovendo in questa direzione, anche attraverso una specifica formazione degli installatori di solare termico”.

Vademecum del consumatore Ma a chi deve rivolgersi il consumatore per avere la sicurezza di un lavoro ben fatto e in regola? In molti siti (tra cui www.fonti-rinnovabili.it, curato da Legambiente, mentre www.enel. it/enelsi offre preventivi on line sia per il solare termico che per il fotovoltaico, giusto per farsi un’idea della spesa preventivabile e del risparmio ottenibile) si possono trovare elenchi di installatori, validi come primo orientamento per il consumatore. “In linea di massima – spiega Esitini di Assistal – la buona impresa è quella che si presenta con una logica imprenditoriale. Che significa? Beh, anzitutto che l’impresa ascolta il problema del cliente, poi fa un sopralluogo sul posto, dopodichè elabora una proposta scritta per la soluzione del problema del cliente con relativo preventivo. Una buona azienda, poi, è sempre in grado di fornire referenze e, al di là delle detrazioni, rilascia sempre la fattura per il lavoro svolto e una dichiarazione di conformità. Le aziende corrette sanno benissimo quali certificazioni devono produrre, quali documenti preparare, se c’è bisogno del progetto a carico del committente dei lavori… insomma, chi sa lavorare è informato costantemente su quali sono gli adempimenti di carattere tecnico-amministrativi necessari. La ditta che avete interpellato vi dice che non c’è bisogno di alcun documento? Fatevi sempre mettere per iscritto tutto. Le nostre imprese, ad esempio, sono aggiornate in questo senso e per questo anche noi, sul nostro sito, forniamo un elenco di imprese divise per aree geografiche e settore merceologico per orientare il cliente. Un’altra buona regola generale è quella di farsi fare un preventivo da due ditte, per poter confrontare le proposte e scegliere la migliore”.

Il boom del fotovoltaico Anche il fotovoltaico - che viene incentivato attraverso il meccanismo del conto energia - sta conoscendo una fase di straordinaria espansione. Secondo Assosolare (l’Associazione nazionale dell’industria fotovoltaica) nel 2008 l’industria fotovoltaica ha conosciuto un incremento del 500% per un fatturato complessivo di circa 800 milioni di euro. Le previsioni per il 2009 sono di 1.200 milioni di euro, a riprova che le potenzialità di questo settore sono enormi. Secondo le stime dell’Enea, se fossero impiegate le superfici ben esposte di copertura degli edifici esistenti in Italia (circa 800 km quadrati) si produrrebbe il 40% del fabbisogno nazionale di elettricità. Anche in questo caso per farsi realizzare correttamente un impianto fotovoltaico - ovvero il sistema che esposto alla luce del sole produce direttamente energia elettrica - è necessario rivolgersi a un installatore qualificato. L’Enea, nel corso degli ultimi anni, ha organizzato corsi per la formazione di oltre 1.000 fra progettisti e installatori.