Che bel posto!
Sono stata al mare col nipotino in un bellissimo posto: Ostuni, Masseria Santa Lucia. E allora? Direte voi. E allora voglio parlare di un luogo pieno di fascino, di una strana commistione di tradizione e voglia di nuovo, di rustico e raffinato insieme.
La gente è dolce, ti offre un sorriso senza strategie, così, perché è bello. I muri a secco disegnano limiti e confini di proprietà aperte, dove basta un salto per mettere piede. Eppure, quelle pietre bianche una sull’altra incutono un certo rispetto, si sta al di qua, punto. Ma c’è una cosa che mi ha toccato il cuore, ed è la forza solenne e silenziosa degli ulivi.
Qui hanno una grande chioma a ombrello e tronchi spesso enormi, vecchi di sette-ottocento anni. Ti osservano, col vento che li scompiglia appena, con rispetto. Visitando una proprietà di due anziani amici, siamo stati accolti secondo un rito antico, gentile, ospitale, semplice. Abbiamo percorso in macchina tutto un mondo di storie di alberi, di campagna, di animali, di frutti della terra, e di tempo disteso, reale. Com’era dolce percepire il silenzio, i suoni della natura, la voce del nostro amico ottantenne che descriveva le cose con un’appartenenza e un amore commoventi.
Ho sentito la vita scorrere, vibrare nelle vene dei campi, degli alberi giovani e vecchi, nei voli radenti degli uccelli, nel canto del gallo, nelle uova calde avvolte nella carta di giornale per il bambino.
Ecco, vorrei che i nostri figli e nipoti, invece della playstation, toccassero con le loro piccole mani il tronco di un albero antico, cogliessero una pera verde da un ramo amico. Come ha avuto la fortuna di fare mio nipote Shane.











