Chi fa la fame
Al mondo ci sarebbero calorie e proteine sufficienti per tutti. Ma per ragioni “insostenibili” milioni di persone continuano a morire di fame.
Se si calcola la quantità di energia (quella che in passato era indicata come “le calorie”) incorporata nei prodotti agroalimentari – cereali, carni, zuccheri, verdure, latte e latticini, semi e piante oleosi – disponibili ogni anno nel mondo si ottiene una quantità superiore di circa una volta e mezzo quella che sarebbe necessaria per soddisfare la richiesta di energia alimentare dei 6.700 milioni di abitanti della Terra: circa 4mila megajoule (circa 900mila chilocalorie, come si diceva una volta) per persona all’anno.
Ma una buona nutrizione richiede anche sostanze proteiche (in parte vegetali, in parte animali) in ragione di circa 30 chili all’anno per persona. Ebbene, se si calcola la quantità di proteine presenti nei prodotti agroalimentari mondiali annui si vede che la loro massa complessiva sarebbe superiore a quella necessaria per coprire il fabbisogno di tutti gli abitanti della Terra. Eppure tante centinaia di milioni di esseri umani sono sottoalimentati o affamati per varie ragioni. La prima è che una parte (circa 2mila milioni) degli abitanti della Terra possono permettersi di acquistare alimenti in quantità superiore al minimo fabbisogno teorico, ottenuti dai prodotti agricoli dopo che questi sono stati sottoposti a processi di raffinazione, purificazione ecc., che comportano una perdita di parte delle iniziali sostanze di valore nutritivo. Una seconda ragione sta nel fatto che molti raccolti agricoli e prodotti zootecnici non riescono a diventare alimenti utili perché in molti paesi mancano tecniche di essiccazione, conservazione, trasporto e di difesa dall’attacco dei parassiti. Una terza ragione sta nel fatto che molti prodotti vegetali, come cereali, semi oleosi ecc. non arrivano direttamente sulla tavola dei consumatori, ma vengono destinati all’allevamento del bestiame; le proteine di questi alimenti vegetali, biologicamente meno pregiate, vengono trasformate dalla zootecnia nelle proteine animali molto più pregiate dal punto di vista nutritivo; ma occorrono da due a cinque chili di proteine vegetali per “fabbricare” un chilo di proteine animali (nella carne, latte, uova).
Il resto dei prodotti agroalimentari assorbiti dalla zootecnica viene “consumato” dalla vita e dal metabolismo degli animali stessi; la “cultura” dell’alimentazione vegetariana (peraltro molto minoritaria) non è quindi un capriccio ecologista ma è ispirata alla possibilità di utilizzare direttamente le proteine vegetali per la vita umana. Una piccola ma non trascurabile frazione dei prodotti agroalimentari viene assorbita dagli animali domestici, tanto che anni fa una pubblicità mostrava una bambina sudamericana visibilmente denutrita con l’avvertimento: Il vostro gatto mangia meglio di ‘Dolores’. Infine una crescente frazione dei prodotti agricoli, soprattutto quelli contenenti amidi e zuccheri o grassi, viene trasformata in carburanti per autoveicoli, rispettivamente alcol etilico o biodiesel. Una situazione insostenibile.











