Chi salverà i salvatori?
Quando ci sono più merci di quante se ne possono comprare siamo nel bel mezzo di una crisi di sovrapproduzione: l’economia si deprime, aumenta la disoccupazione, crollano i consumi privati, sale il debito pubblico. Negli Stati Uniti avevano pensato di aggirare il rischio del sottoconsumo incentivando un credito esasperato che si è avvitato su se stesso e ha provocato, nel 2008, il collasso dell’economia virtuale sulla quale per un po’ si è retta la spesa privata.
Il contagio dei titoli spazzatura è stato immediato e generale. A quel punto i Governi hanno messo mano al portafoglio e per un breve periodo abbiamo assistito alla riscossa dello Stato. Ma dopo una violenta ventata di indignazione, l’ideologia neoliberista – quella che predica il profitto ad ogni costo senza tener conto né dei diritti né delle necessità primarie dell’essere umano – è tornata miracolosamente in auge e, prontamente, ha iniziato ad attaccare i salvatori speculando sul debito dei Paesi strutturalmente più deboli. La riscossa neoliberista è stata così prepotente che oggi sul banco degli imputati non c’è più il mercato “non governato” o “mal governato” dalle istituzioni pubbliche, ma lo Stato “spendaccione”, e non per le centinaia di miliardi che ha regalato a banche, borse e finanza, ma per i “benefit” che elargisce ai cittadini sotto forma di scuole, sanità, lavoro e pensioni.
Ovviamente anche gli Stati hanno le loro responsabilità. In Italia questo deficit è aggravato da un’evasione fiscale spaventosa, dalla corruzione dilagante, da intollerabili privilegi e da gravi sacche di inefficienza. In realtà il debito pubblico nasce soprattutto dal ruolo di supplenza che lo Stato svolge nei confronti di un mercato incapace per sua natura di alimentare la crescita attraverso una distribuzione equa del reddito. Grazie a uno spostamento colossale di ricchezza dai salari e stipendi, ai profitti, conseguenza di un mercato globale nel quale tutti vogliono vendere tutto a tutti, negli ultimi trent’anni sono aumentate enormemente le diseguaglianze.
Ma se per vendere tutto a tutti si deprimono i redditi e si impoveriscono i consumatori, alla fine chi compra? Ancora più paradossale è che, per combattere la crisi da sottoconsumo nella quale ci troviamo, le istituzioni economiche mondiali ed europee prescrivano gli stessi rimedi che l’hanno provocata e cioè un’ulteriore stretta salariale, tagli sempre più consistenti al welfare, perversi piani di austerità che avranno effetti devastanti sulle condizioni di vita e di lavoro. Probabilmente il risultato sarà un’economia sempre più depressa, minori entrate fiscali, Stati in difficoltà a rimborsare il debito. E la speculazione felice di scommettere sul fatto che non ci sarà crescita in Europa.
A questo punto la domanda è: chi salverà i salvatori?












Ottimo articolo!
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