Ciao ciao bombina

Rane, rospi, raganelle, salamandre, tritoni e... bombine. Un tuffo nel mondo degli anfibi, dal vivo o in centri specializzati, purtroppo alcuni a rischio estinzione.

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Chi di voi non si è mai avvicinato alla sponda di uno stagno vedendo saltare in acqua qualche rana? Quasi sempre la curiosità si è fermata lì, senza immaginare quale microcosmo di vita possa in realtà nascondersi dentro un ecosistema che purtroppo rischia di scomparire.

Sono gli anfibi i protagonisti di questi ambienti, spesso considerati sgradevoli o addirittura pericolosi che, invece, non hanno un morso velenoso, non sono feroci, non danneggiano le coltivazioni e non trasmettono malattie agli uomini. Anzi sono piuttosto utili perché si cibano di animali spesso nocivi per noi e ci dicono, insieme agli altri animali della cosiddetta “fauna minore” (rettili, pipistrelli, rapaci notturni, roditori e buona parte degli invertebrati), se l’ambiente è sano.

stile rana Diamo uno sguardo, ad esempio, agli anfibi dell’Italia centrale continentale, piuttosto “schivi” e visibili solo a occhi esperti e pazienti. La maggior parte di loro è considerata dagli erpetologi (studiosi di rettili e anfibi) una specie target, che con la sua presenza accresce il valore biologico di un habitat. Non stiamo parlando solo della rana verde e del rospo comune, ma anche delle rane rosse, del rospo smeraldino e della raganella italiana. Alla lista va aggiunto l’ululone appenninico, l’ormai rarissimo bombina pachypus, che a prima vista somiglia a un piccolo rospo dal dorso alquanto verrucoso: la colorazione ventrale è, però, inconfondibile, gialla o arancione maculata di nerastro, particolare anche la pupilla cuoriforme o triangolare. Se molestato, questo animaletto inarca la schiena e ruota gli arti sul dorso per mostrare l’ammonitrice colorazione ventrale, nel frattempo secerne dalle ghiandole cutanee una secrezione volatile e irritante per le mucose o si mette a pancia in su fingendosi morto, mostrando sempre il colore sgargiante del suo ventre. Ci sono anche gli anfibi provvisti di coda, come i tritoni (punteggiati, crestati, alpestri e italici), davvero interessanti da osservare durante le fasi del corteggiamento, la salamandra pezzata e la salamandrina dagli occhiali (entrambe sempre più introvabili, in particolare la prima). Nell’acqua non aspettatevi di vedere un geotritone: a differenza di tutti gli altri anfibi non la raggiunge mai neanche per deporre le uova. Vive prevalentemente negli anfratti umidi delle rocce, deponendo le uova in zone umide e alla schiusa i piccoli sono già completamente formati; è simile alla salamandra, ma non per il colore: giallo-nera la prima, brunastro il secondo che si distingue anche per le sue ridotte dimensioni.

i cari estinti Ma per tutta la piccola grande famiglia degli anfibi è in agguato il rischio estinzione. Tra le cause l’alterazione e la distruzione degli ambienti naturali, l’inquinamento idrico e atmosferico, l’introduzione di specie alloctone (non originarie del luogo), predatrici o competitrici, le piogge acide, le epidemie virali, batteriche o micotiche e l’incidenza delle radiazioni UV-B. Cosa fare allora per questi piccoli vertebrati? Si può cominciare con una corretta educazione ambientale, fin da piccoli. Per spazzare via timori infondati e pregiudizi basterebbe una visita guidata nei Centri dove questi animaletti possano essere visti dal vivo o una gita fra stagni e laghetti non lontani da casa. Piace molto ai bambini, secondo gli esperti, seguire passo passo la crescita di rospetti e cugini in cattività fino alla loro metamorfosi (ad esempio in un terracquario che può essere installato anche in classe) e poi partecipare alla loro liberazione nei siti riproduttivi di origine: una lezione di biologia sul campo migliore di qualunque trattato scientifico... E sempre in tema di educazione ambientale, da sapere che anche la sola introduzione di pesci in acque dove non siano presenti “per natura”, l’interramento di uno stagnetto o il taglio della vegetazione ripariale (alberi, canne e cespugli lungo i bordi dei torrenti o dei laghetti) possono essere azioni fatali per la sopravvivenza di questi esseri indifesi... più unici che rari.

PAROLE CHIAVE: stagno anfibi acqua