Clima temperato
All’Assemblea Nazionale di Legacoop le Cooperative lanciano un progetto di trasformazione “temperato” dell’economia italiana per uscire dalla crisi. Anche nel 2008 è proseguita la crescita di fatturato (+4,7%) e occupati (+2,7%) delle cooperative italiane.
«La dinamica della crisi ha fatto emergere il ruolo positivo svolto da soggetti imprenditoriali, come la cooperazione, che fondano la loro crescita su paradigmi di coesione sociale e di continuità e stabilità nel tempo. Alla politica e alle istituzioni chiediamo, dunque, di guardare avanti con occhi nuovi, di salvaguardare il capitale immateriale e umano che costituisce la ricchezza del paese, di promuovere in modo graduale il cambiamento strutturale. E come cooperative reclamiamo un’attenzione non solo per il peso economico e per l’impegno sociale, ma anche per il ruolo di co-protagonisti di un progetto di trasformazione “temperato” dell’economia italiana che le vicende stesse della crisi ci assegnano».
È questo il messaggio lanciato da Giuliano Poletti, presidente di Legacoop, nella sua relazione introduttiva all’Assemblea Nazionale dei Delegati svoltasi a Roma il 23 aprile scorso. La rivendicazione di un ruolo importante per il futuro del paese parte dal dato oggettivo del peso economico e sociale delle imprese cooperative.
Coop a modello «La cooperazione italiana, non solo quella aderente a Legacoop – ha precisato Poletti –, viene da uno dei periodi più dinamici della propria storia, che l’ha portata ad oltre 60mila cooperative attive, (l’1,26 per cento delle imprese italiane), a 1.056.000 occupati, pari a ben il 6,2 per cento degli occupati italiani, ad oltre 110 miliardi di euro di giro d’affari con un’incidenza ben superiore al 5 per cento del Pil. Dei più di 10 milioni di soci, 2.000.000 sono soci imprenditori, per la maggior parte titolari di imprese di piccole e piccolissime dimensioni». Ma il reale perimetro economico e sociale della cooperazione è più ampio. Il Centro Studi di Legacoop ha quantificato in oltre 7.500.000 le persone coinvolte dalle attività delle cooperative. In questi anni, inoltre, è cresciuta la dimensione media delle cooperative, superiore a quella media delle imprese italiane, si è allungata la loro durata media di vita, anch’essa largamente superiore a quella media delle altre imprese italiane. Ma soprattutto si è estesa e rafforzata la capacità della cooperazione di fornire risposte adeguate alle aspettative espresse da una sempre più ampia platea di soci, di includere nel mercato, da protagonisti, soggetti sociali che ne erano ai margini. «La cooperazione – ha sottolineato Poletti – non esprime più un pezzo di economia marginale, ma è, in tutti i comparti, una componente importante dell’economia nazionale».
piano... forte La cooperazione, insomma, rappresenta una risorsa per uscire dalla crisi e un modello di impresa sul quale puntare per un rilancio dell’economia del paese. Ciò non toglie che la crisi stia mordendo anche il mondo cooperativo, con modalità e ricadute diverse. Per questo Legacoop ha attivato un piano straordinario di azione contro la crisi basato sul progetto ambizioso di costituire mille nuove cooperative. Ma oltre a fronteggiare l’emergenza, occorre anche saper pensare al futuro, preparando le condizioni della ripresa. Ciò significa, secondo Legacoop, puntare al completamento e al miglioramento delle reti infrastrutturali; mantenere la priorità della destinazione delle risorse comunitarie al Mezzogiorno; proseguire nelle politiche di liberalizzazione, eliminando sacche di inefficienza e diseconomie nei servizi pubblici locali, nelle professioni, nella distribuzione commerciale; sostenere chi investe, anche prevedendo – sulla scorta dei risultati positivi per la crescita e l’occupazione che tale misura ha prodotto nelle cooperative – sgravi fiscali in favore di chi reinveste stabilmente gli utili per lo sviluppo dell’impresa.












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