Colpo di fulmine

Più inondazioni, caldo e freddo intensi, uragani nel prossimo futuro? I fenomeni atmosferici estremi e il cambiamento del clima nelle risposte non del tutto certe della scienza. Ma tra un “estremo e un altro” ciò che conta è la normalità

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Uragani, tornado, tempeste, ondate di freddo e di caldo, inondazioni. Chi non si lascia impressionare dalle immagini in Tv e sui giornali di cataclismi legati a fenomeni atmosferici estremi? E intanto la comunità scientifica s’interroga sulle possibili ripercussioni del cambiamento climatico su questi fenomeni atmosferici intensi perché, seppure le nostre paure di fronte a inondazioni o forti temporali siano più che giustificate per le loro conseguenze spesso disastrose e durevoli, il vero pericolo è un altro: le “condizioni medie” (temperature e piogge) del clima futuro. Insomma a “doverci spaventare” non sono tanto le condizioni estreme quanto ciò che provocheranno nei periodi cosiddetti normali. condizioni estreme Vediamo due esempi concreti: Katrina, l’uragano che ha colpito il Sud degli Stati Uniti il 23 agosto 2005, ha prodotto danni considerevoli, 1.833 vittime, l’80 per cento di New Orleans inondata, costo economico della catastrofe naturale intorno agli 80 miliardi di dollari. Anche se cinque anni dopo si vedono ancora le ferite, i danni non sono irreversibili e i lavori di ricostruzione, seguendo nuove tecniche di bio-architettura, miglioreranno a breve termine l’aspetto della città. Così per la canicola dell’estate 2003 nell’Europa occidentale: il costo socio-economico e ambientale fu altissimo, ma è già stato assorbito. In sostanza il verificarsi di un uragano potentissimo o di un’ondata di caldo con temperature molto elevate non consente di dare una risposta certa sulla correlazione fra questi eventi e il cambiamento climatico, ma potrebbe dare una buona indicazione su quello che ci aspetta in un futuro non cosi lontano. È per questo che gli scienziati elaborano simulazioni numeriche, per capire meglio – e in anticipo – la risposta dell’atmosfera alle emissioni dell’uomo. Se i fenomeni estremi diventassero, infatti, più forti e frequenti significherebbe che qualcosa nel clima è cambiato, ma sarebbe allora troppo tardi per invertire la rotta. vedo e prevedo Purtroppo con i modelli climatici attuali fare previsioni accurate non è semplice perché non consentono di rispondere con certezza alle nostre domande sulla frequenza e l’intensità di questi eventi, per definizione rari e limitati nello spazio e nel tempo. La modellizzazione climatica è rivolta, invece, alla simulazione dello stato medio, cioè delle condizioni climatiche normali. Dunque poche certezze... Anche perché i modelli in questione non sono stati concepiti per studiare specificamente questa tipologia di fenomeni intensi che interessano scale spaziali e temporali molto ristrette. Se gli scienziati vogliono prevedere l’evoluzione di fenomeni con una dimensione spaziale dell’ordine di 100 km di diametro oppure inferiore – un uragano, per esempio, misura mediamente fra 500 e 1.000 km di diametro, un temporale qualche chilometro e un tornado qualche centinaia di metri – dovrebbero lavorare con un modello la cui definizione sia dell’ordine del chilometro, come i modelli meteorologici. Purtroppo i modelli climatici globali attuali hanno una definizione che non consente di analizzare con accuratezza la loro evoluzione nel tempo.

sereno variabile Tuttavia qualche dato per il futuro lo possiamo pure indicare attraverso l’analisi della variabilità dei risultati attorno al valore medio. Se la variabilità del clima modellizzato aumenta con il passare del tempo significa che il clima reale produrrà nel futuro sempre più valori fuori dalle medie a cui siamo abituati, dunque la probabilità di avere un aumento del numero degli eventi estremi è alta. Non sappiamo con certezza se il numero o l’intensità di questi fenomeni sarà maggiore in futuro (orizzonte di riferimento il 2100), ma i numeri dei modelli matematici ci dicono che l’umanità potrebbe essere più esposta a questo rischio. Con estrema probabilità.

 


 

COME UN URAGANO Dopo Microsoft, la nuova sfida di Bill Gates sono proprio gli uragani. Influenzare le condizioni meteorologiche e modificarne il percorso: ecco il nuovo passatempo del genio dell’informatica che ha già brevettato una tecnica per indebolire la forza degli uragani. Come funziona? Si fa salire l’acqua fredda dai fondali oceanici fino alla superficie grazie a navi equipaggiate di pompe disposte lungo la traiettoria degli uragani. Kerry Emanuel, professore di meteorologia del MIT (Massachusetts Institute of Technology), ha dichiarato che bisognerebbe farlo su vasta scala.

 


 

Glossario
TEMPESTIVAMENTE

Media È un calcolo statistico delle temperature di 30 anni, ma raramente questo valore viene rilevato in natura. Serve ad interpretare e studiare il clima confrontando diverse medie tra loro, ma sempre tenendo conto della variabilità dei dati reali rispetto alle medie corrispondenti.

Modello matematico Programma informatico che consente di simulare il moto e la termodinamica dell’atmosfera in 4 dimensioni (latitudine, longitudine, altezza e tempo).

Uragano e Tifone Due nomi per lo stesso fenomeno. Il primo si sviluppa nell’Oceano Atlantico, il secondo nel Pacifico.