Con ventiquattromila bici

Meno auto, meno inquinamento, traffico più scorrevole, fisico in forma. È arrivata anche in Italia l’ora del bike sharing, il servizio di biciclette pubbliche attivo in molte città. Quando si dice “essere sulla buona strada”...

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Un modo nuovo per contribuire a rendere le città più vivibili, le strade meno congestionate e meno rumorose e favorire un’attività fisica che non può far altro che bene alla salute. Ormai il bike sharing, cioè la condivisione di biciclette pubbliche dislocate in punti cruciali delle città, tramite il pagamento di una tariffa che scatta di solito dopo la prima mezz’ora di utilizzo, è ormai una realtà ben avviata, almeno in alcune parti d’Italia.

a ruota libera La prima esperienza risale al 2000, quando a Ravenna furono installate alcune rastrelliere da cui era possibile prelevare la bicicletta con una chiave personale. La prima installazione con prelievo card è stata fatta a Cuneo nel 2004 e ben presto fu adottata anche nel resto del Piemonte. Ad oggi, considerando i vari sistemi a disposizione, sono più di 120 i Comuni che hanno adottato il bike sharing, con una maggiore diffusione nell’area centro-settentrionale del paese.

Ma anche al Sud comincia ora a farsi strada la “bici condivisa”: pioniere il Comune di Bari nel 2007 con 10 postazioni e un centinaio di biciclette; dal 2008 Siracusa offre anche biciclette a pedalata assistita; ultimo in ordine cronologico è il Comune di Lecce che ha inaugurato lo scorso 15 novembre 7 stazioni di prelievo per 70 biciclette. Una diffusione a macchia di leopardo «che – commenta Lorenzo Bertuccio, direttore scientifico di Euromobility (Associazione mobility manager) che si occupa del Coordinamento tecnico del CCBS, Club delle Città per il Bike Sharing – è dovuta innanzitutto a ragioni di tipo culturale: di fatto le regioni del Centro-Nord hanno sempre mostrato interesse verso la bicicletta, si pensi all’Emilia Romagna. In particolare il bike sharing funziona in quelle realtà che lo hanno introdotto in modo serio e incisivo come, ad esempio, il Comune di Milano e quello di Brescia, che stanno cercando di rendere l’offerta sempre più capillare. Un servizio innovativo, introdotto per disincentivare l’uso dell’automobile, avrà davvero successo se non rimane una mera sperimentazione. Con i piccoli numeri non è possibile incidere significativamente sul traffico urbano».

sulla retta via Ma a decretare il successo dell’iniziativa contribuisce anche la struttura della città: piste e percorsi ciclabili, interventi per limitare la circolazione delle automobili, moderne infrastrutture favoriscono il bike sharing, utile antidoto all’inquinamento atmosferico soprattutto nei grandi centri «anche se – precisa Bertuccio – bisogna considerare che alle concentrazioni di inquinanti nelle nostre città, in particolare del temuto PM10, non contribuisce urbano. Per questo non è così immediato determinare il beneficio dell’uso della bicicletta; certo al di sotto di un 10 per cento di ripartizione modale (percentuale per modo di trasporto, ndr) i benefici in città come Roma o Milano sono senza dubbio poco apprezzabili».

Ma qual è l’identikit del “ciclista”? Età media tra i 30-40 anni, più uomini che donne, seppure sorpassate di poco. Per quanto riguarda la professione, impiegati e studenti scelgono il bike sharing, ma anche imprenditori e liberi professionisti. Il servizio generalmente funziona 24 ore su 24 e il tempo di utilizzo delle biciclette è sempre inferiore ai 30 minuti. Nelle ore di punta può addirittura accadere di non trovare biciclette in alcune postazioni particolarmente appetibili.


TUTTI IN SELLA
Il Club delle città per il bike sharing in Italia ha preso il via con un comitato promotore al quale hanno aderito 32 Comuni italiani e in seguito nell’ottobre 2008 è stato fondato ufficialmente. Oggi il CCBS conta 13 Comuni aderenti e la presidenza è affidata al Comune di Milano. Obiettivi del Club far diventare il bike sharing a tutti gli effetti un servizio di trasporto pubblico a uso individuale; sostenere l’allargamento del servizio ad altre realtà territoriali anche attraverso la ricerca delle risorse finanziarie necessarie; mettere in rete le esperienze nazionali, ma anche quelle realizzate a livello europeo che hanno molto da insegnare all’Italia. Ma la più grande ambizione di CCBS è quella di collegare tra loro i servizi di bike sharing esistenti così che l’utente possa utilizzare le biciclette non solo nel proprio Comune ma in qualsiasi altra città.

 

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