Concorrenza sleale

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Le hanno chiamate le lenzuolate di Bersani. Si occupavano di banche, assicurazioni, farmaci e tante altre sfere della vita economica dove persistevano posizioni dominanti e rendite ingiustificate i cui costi andavano ad alleggerire le tasche dei consumatori. Furono rimossi assurdi privilegi, gabelle medievali, lunghe e costose trafile burocratiche. A più di tre anni da quelle liberalizzazioni stiamo assistendo alla loro lenta, ma inesorabile cancellazione. Mentre a parole si continuano a incensare i benefici del libero mercato, nei fatti si tenta di fermare le liberalizzazioni se non addirittura di riportare indietro le lancette del tempo, a quando la forza delle corporazioni e delle lobbies spadroneggiava nel paese e in parlamento.

Potremmo elencare decine di norme introdotte dal governo Berlusconi per rimettere in discussione il principio della concorrenza: si va dalle farmacie ai taxi, dalle assicurazioni agli ordini professionali, dalle banche ai servizi pubblici locali. In ognuno di questi settori stanno lentamente riaffiorando situazioni di monopolio puntualmente denunciate dal presidente dell’Autority per la concorrenza ed il mercato Antonio Catricalà il quale ha messo in guardia recentemente sul rischio che le aziende scarichino i costi della crisi economica sui consumatori. Alcune norme restauratrici sono passate a febbraio nel cosiddetto decreto “mille proroghe”. Tra quelle norme c’era persino l’attacco ai noleggiatori con conducente che tanto dispiaceva ai tassisti.

La lobby delle assicurazioni è riuscita a far cancellare la possibilità per il cliente di recedere prima del tempo da un contratto decennale senza pagare forti penali. Eliminata anche l’obbligatorietà degli agenti monomandatari (legati cioè a una sola compagnia). Nel campo delle assicurazioni Bersani aveva fatto in modo che gli utenti venissero messi nelle condizioni di comparare on line i preventivi Rc auto più convenienti. Ma l’Ania, l’associazione delle compagnie, ha rallentato l’attuazione di questo dispositivo e dal ministero non è arrivata finora alcuna sollecitazione.

Dell’attacco alla liberalizzazione della vendita di medicinali da banco abbiamo più volte parlato. Il Ddl Gasparri-Tomassini mira a restringere drasticamente il numero dei farmaci venduti nelle parafarmacie nate dopo la liberalizzazione, di fatto svuotandole. Nel settore elettrico un emendamento della Lega Nord ha escluso il rimborso automatico in caso di interruzione del servizio per le aziende che hanno fino a 5mila utenze.

Incredibile anche la marcia indietro sulla cosiddetta class action che permette alle organizzazioni di difesa dei consumatori di intraprendere delle cause collettive: doveva entrare in vigore un anno fa, poi fu rimandata al primo gennaio 2009. Nel frattempo si è pensato bene di depotenziarne i possibili effetti con una norma ad hoc che ne esclude l’applicazione per i contenziosi pregressi. Quando entrerà in vigore nessuno lo sa.

La norma che consente di cambiare banca senza oneri non è stata modificata. Ma il Ministro dell’Economia Tremonti, con l’accordo per la rinegoziazione dei tassi e il tetto del 4 per cento ai variabili, ha di fatto ottenuto di depotenziare la spinta concorrenziale fra gli istituti di credito, mentre non si sono fatti passi avanti sulla strada della trasparenza di un settore che ha qualche problema di reputazione.

Per avvocati, notai e liberi professionisti non c’è ancora una proposta di controriforma. Ma le pressioni per azzerare norme su pubblicità, tariffe e società tra professionisti sono forti. Non è escluso che un governo tanto sensibile agli interessi corporativi non finisca per ascoltare il loro triste lamento.