Cupro quo

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Un po’ l’ecologia, un po’ la moda, un po’ la riscoperta di proprietà merceologiche dimenticate, sta di fatto che stiamo assistendo a una qualche resurrezione del “cupro” una delle fibre artificiali scoperte nei primi decenni del secolo scorso. Sono definite ”artificiali”, per distinguerle da quelle sintetiche basate su polimeri sintetici, le fibre ottenute artificialmente dalla cellulosa, la stessa macromolecola naturale del cotone e del lino.
La cellulosa costituisce circa la metà della massa del legno, è presente in tutti i vegetali ed è allo stato puro nei “linters”, la peluria che residua dopo la separazione delle fibre di cotone dai semi. La cellulosa è insolubile in acqua, ma si scioglie in una soluzione di solfato di rame contenente ammoniaca, la soluzione cuproammoniacale o liquido di Schweizer, dal nome del chimico svizzero Eduard Schweizer (1818-1860) che scoprì questa proprietà nel 1857. Negli ultimi decenni dell’Ottocento molti imprenditori si dedicarono alla ricerca di un surrogato artificiale della costosa seta; sorsero così le fabbriche di rayon viscosa e alla fine dell’Ottocento alcuni, come Max Fremery e John Urban, tentarono di produrre una ”seta artificiale” (col nome di Glanzstoff, fibra lucente) sotto forma di cellulosa rigenerata, facendo passare, per estrusione, attraverso i sottili fori di un disco, la filiera, una soluzione cuproammoniacale di cellulosa, da cui la fibra cellulosica veniva poi recuperata per trattamento con acido solforico. Il successo commerciale del processo arrise però alla società tedesca J.P. Bemberg che mise in commercio la cellulosa rigenerata col nome di “Cupro”.
Nel 1901 il chimico Edmund Thiele (1867-1927) inventò un processo che consentiva lo stiramento della fibra a mano a mano che si formava all’uscita della filiera; in questo modo era possibile ottenere un filo di appena uno-due denari (un “denaro” è il peso in grammi di 9.000 metri di fibra; 1 denaro è uguale a 1,1 decitex) con la superficie molto liscia e che consentiva di preparare tessuti molto fini e lucenti. La prima applicazione fu per le calze da donna che ebbero molto successo per la loro somiglianza a quelle di seta. La società Bemberg costruì stabilimenti in Germania, Inghilterra, Stati Uniti, Giappone, Italia.
In Italia sul lago d’Orta; per alcuni decenni la fabbrica ha scaricato i reflui contenenti ammoniaca e sali di rame nel piccolo lago le cui acque furono fortemente inquinate; sono state poi depurate in qualche modo aggiungendo carbonato di calcio. La società Bemberg ha avuto varie vicissitudini; la comparsa delle fibre sintetiche di origine petrolchimica, a partire dagli anni Cinquanta del Novecento, ha ristretto il mercato delle fibre artificiali fra cui il cupro; oggi la fibra cupro si produce soltanto in Giappone e in Italia.
In questi ultimi tempi è stata impiegata per tessuti eleganti ed è ricomparsa in sfilate di moda, ma è stata impiegata anche in tessuti-non-tessuti.

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