Di ampio respiro
Sei intollerante al lattosio? Prima di rinunciare al latte fai il test del respiro.
Ho ricevuto diverse e-mail che mi chiedono come comportarsi quando c’è il sospetto, ma non la certezza, di un’intolleranza al lattosio. Credo di aver già scritto più volte che i test per l’accertamento delle intolleranze alimentari sono poco o nulla attendibili. Malgrado che le società scientifiche competenti denuncino l’inadeguatezza dei test in uso, il fenomeno – assai diffuso – delle intolleranze ha creato speculazioni economiche, diagnosi inattendibili e proibizioni dietetiche basate sull’assurdo sospetto che perfino l’obesità possa dipendere da qualche intolleranza.
Considerato che programmare una dieta dove il latte e i suoi derivati siano totalmente assenti significa ridurre la disponibilità di calcio con possibili pericoli per adolescenti, donne in gravidanza o in menopausa, anziani, è doveroso che la restrizione del latte e derivati sia giustificata da una diagnosi certa, come il “breath test”, ovvero il test del respiro. Si tratta di un’analisi che registra la presenza di gas derivati dalla fermentazione intestinale del lattosio non digerito. Attualmente questo è l’unico test attendibile ma i risultati suggeriscono che almeno un terzo dei cosiddetti intolleranti al lattosio non ha motivo di astenersi dal latte.
È pur vero che, parallelamente al progredire dell’età, può comparire e accentuarsi, soprattutto nelle popolazioni asiatiche e africane, una carenza di lattasi. Secondo le statistiche disponibili, la prevalenza del fenomeno è minima nei paesi nordici, ma aumenta scendendo verso l’equatore. Il problema medico-diagnostico sta nel fatto che i disturbi intestinali causati dal deficit di lattasi (eccessivo richiamo di acqua nel colon, accelerato transito, flatulenza, crampi addominali con possibili episodi diarroici) potrebbero derivare anche dal colon irritabile o da altri disturbi intestinali, tipici delle persone ansiose o più sensibili allo stress.
In conclusione, il latte può causare qualche disturbo funzionale, ma in percentuali molto diverse che in Italia sembrano aggirarsi sul 30 per cento della popolazione, con prevalenza in Sicilia e nelle regioni del Sud. Il fatto, però, non deve essere sovrastimato perché è documentato che una quota di soggetti con parziale deficit enzimatico può tollerare anche un bicchiere di latte o almeno l’equivalente di un cappuccino (100 cc di latte, secondo l’Oms) senza avvertire disturbi. Allora bisogna convenire che il solo sospetto di un deficit di lattasi, senza la convalida del breath test, non giustifica l’abolizione dalla dieta del prezioso latte e dei suoi derivati.











