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Di sana pianta
Curarsi con le piante e prevenire alcune malattie. La fitoterapia, non una medicina alternativa, ma una scienza vera e propria che può affiancare la medicina convenzionale.
State bevendo un amaro a base di carciofo dopo un pasto abbondante? Un succo spremuto fresco di mirtilli e more? Profumate l’acqua del bagno con qualche goccia d’olio essenziale? Sappiate che questi piccoli gesti racchiudono pillole di saggezza millenaria relative all’utilizzo delle piante per fini terapeutici, tramandate prima dalla saggezza popolare e oggi ampiamente convalidate dalla scienza e dalla medicina. mille foglie L’arte di usare le piante per promuovere la salute si è sviluppata, infatti, secoli prima che le confezioni ermetiche di pillole facessero la loro comparsa nelle farmacie. Si introducono nel corpo “sostanze attive” che, al di là del loro potere nutritivo, hanno un effetto sul metabolismo e sui processi fisiologici di base, come digestione, circolazione, sonno ecc.
Per questo negli ultimi anni si è registrato un crescente interesse della medicina per l’uso delle piante in ambito terapeutico, ma anche nella vita quotidiana, con un investimento crescente di risorse per carpire i segreti delle foglie e dei fiori. Tra le molecole più studiate degli ultimi dieci anni, ad esempio, ci sono i flavonoidi, le molecole abbondanti nei frutti rossi a cui conferiscono il colore, e tra queste l’epicatechina, una molecola abbondantissima nel frutto del cacao e nel tè verde. Per centinaia di anni i giapponesi lo hanno bevuto quotidianamente così come i popoli dei Caraibi usavano le bevande a base di Theobroma Cacao, finché la scienza si è accorta che i giapponesi sono tra i popoli più longevi e, insieme ai caraibici, i meno esposti alle malattie cardiovascolari che riducono l’aspettativa di vita degli occidentali.
Si è scoperto oggi che questi popoli devono parte della loro proverbiale salute proprio alle bevande a base di té e cacao consumate con regolarità all’interno delle quali c’è l’epicatechina, capace di rilassare le pareti dei vasi sanguigni e rafforzare le capacità antiossidanti del sangue e ridurre il danno dei grassi introdotti con la dieta.
digitale purpurea Con le piante però si può non solo prevenire, ma anche curare moltissime affezioni, una pratica complessa che va sotto il nome di fitoterapia. «La fitoterapia non è una medicina alternativa – afferma Tiziana Lombardi, professore associato di Botanica presso l’Università di Pisa –, è una scienza vera e propria che può coadiuvare e affiancare la medicina convenzionale. Per questo per usare le piante in modo corretto occorre una preparazione specifica e dovrebbe essere sconsigliato il fai da te».
Niente pillole erboristiche né infusi presi a caso dunque, «il paziente dovrebbe sempre rivolgersi al medico o anche al consiglio di un fitoterapeuta o un naturopata che non necessariamente è un medico, ma un farmacista o un biologo con preparazione specifica», precisa Lombardi.
I principi attivi contenuti nelle piante non sono solo efficaci ma possono essere pericolosi se trattati in modo superficiale. Basta pensare al condottiero trecentesco Cangrande della Scala che morì subito dopo la sua più grande conquista a causa di un’overdose di un medicamento naturale a base di Digitalis Purpurea, un’orchidea bellissima che contiene la digitossina, sostanza che aumenta la forza di contrazione del cuore e ne rallenta i battiti. La digitossina è talmente potente che può facilmente essere mortale, e per lungo tempo la pianta è stata dimenticata dalle preparazioni erboristiche data l’impossibilità di controllare esattamente la quantità di principio attivo.
dal principio
Quando la farmacologia si è evoluta e il principio attivo si è potuto estrarre e concentrare in pastiglie dal dosaggio strettamente controllato, la digitale è diventata il farmaco cardiotonico più utilizzato del mondo, e questa bellissima e letale orchidea oggi salva milioni di persone affette da malattie cardiache. La digitossina è un prodotto naturale a tutti gli effetti, ma che viene isolato dal suo contesto, la pianta, e concentrato per farne un prodotto farmacologico potente e preciso. «La maggior parte dei principi attivi che si usano oggi in medicina provengono dalle piante e sono quindi di base “naturali” – chiarisce Lombardi –. Basta pensare all’aspirina, l’acido salicilico, che deriva dal salice». La distinzione tra naturale e di sintesi non ha quindi alcun senso di per sé, mentre ne ha riflettere sull’opportunità offerta dalla fitoterapia nell’affiancare l’opera della medicina e sul differente approccio nei confronti del paziente.
Succede spesso che le patologie in atto abbiano bisogno di un intervento mirato: per curare un’infezione urinaria acuta può essere, ad esempio, necessario intervenire con una dose di antibiotici. Ma se un paziente è affetto da infezioni che tornano in continuazione, tipiche nelle donne in menopausa, l’approccio della fitoterapia può essere vincente. «La fitoterapia considera l’individuo nel suo complesso – dice Lombardi –. In queste donne, preparati a base di uva ursina e salvia, per esempio, in cui l’azione disinfettante si associa a quella antinfiammatoria e fitoestrogenica spesso sono sufficienti a prevenire le recidive e risolvere un problema annoso che con l’uso prolungato di antibiotici potrebbe persino peggiorare, a causa della comparsa di microrganismi resistenti».
nel fitocomplesso
La fitoterapia si basa sul concetto che il principio attivo da solo non basta se non valutato nel complesso della pianta e dei suoi metaboliti. «Questo è il concetto di “fitocomplesso”– continua Lombardi –: nella pianta non esiste solo il principio attivo, ma anche i principi coadiuvanti, come mucillagini, sali ecc. Queste sostanze sono di importanza vitale perché rappresentano il contesto della pianta, dal quale la fitoterapia non può prescindere ma che non si trovano invece nei farmaci di sintesi». I principi coadiuvanti regolano la disponibilità del principio attivo, la rafforzano, e spesso ne limitano gli effetti collaterali. Insomma le piante usate nella loro totalità possono produrre effetti diversi e talvolta più favorevoli rispetto a quelli ottenuti utilizzando i loro singoli principi attivi.
Ad esempio nell’Olmaria, una droga contenente acido salicilico, il tipico effetto collaterale sulle mucose gastriche è annullato dalla presenza di mucillagini. Il fitocomplesso dunque ha effetti simili ma non uguali a quelli del farmaco tradizionale, e non è raro, quando è indicato, che venga tollerato meglio. Vale la pena provare avvicinandosi con serietà a un campo affascinante «nel quale esiste ancora molta confusione in Italia», si rammarica Lombardi, auspicando una legislazione che porti chiarezza e rigore nella pratica di una scienza troppo spesso ridotta a una corrente alternativa e new age, per non farne un’opportunità mancata sia per la comunità medica che per la salute di tutti.
Ben integrati
Che cos’è la nutriceutica.
A metà tra fitoterapia e alimentazione la nuova branca della nutriceutica sta prendendo piede tra i consumatori con un’offerta di prodotti sempre più ampia. Si tratta di prodotti alimentari integrati con sostanze naturali in grado di svolgere un’azione benefica sull’organismo. Si va dai probiotici ai prodotti studiati per abbassare il colesterolo fino ai succhi freschi, veri concentrati di flavonoidi e antiossidanti. Di matrice francese, la nutriceutica si presenta come una scienza contemporanea che ricorre all’utilizzo di integratori alimentari, complessi vitaminici, principi nutrizionali, che includono spesso specialità tipiche appunto della fitoterapia. Lo scopo è quello di assicurare il corretto apporto di macro e micronutrienti utili al mantenimento della buona salute. In Giappone è stato addirittura formulato il concetto di “cibo funzionale”. Si basa su acquisizioni validate scientificamente, come il dimostrato potere terapeutico e preventivo dei probiotici (fermenti lattici), l’azione antiossidante dei flavonoidi, carotenoidi o le proprietà di altre sostanze come isoflavoni di soia, enzimi, fitocianine ecc.
Info Associazione Anima Loci 56123 Pisa - via Consani, 6 associazione.anima.loci@gmail.com www.animaloci.org
L’associazione riunisce professionisti esperti, organizza corsi e seminari, pubblica materiale informativo e divulgativo.
Grazie dei fiori
Dalla fitoterapia pillole per la primavera.
Betulla Pianta dalla potentissima azione diuretica e depurativa, va bene anche come disinfettante urinario. L’infuso o l’estratto secco è indicato nella cura della cellulite, del gonfiore agli arti e nella prevenzione dei calcoli renali. Controindicato per le persone allergiche all’aspirina.
Ginseng ed eleuterococco Ricostituenti ed energizzanti naturali perfetti nei periodi di stress e stanchezza, ma da usare con cautela. L’eccesso può avere effetti stimolanti e provocare insonnia e agitazione.
Aloe vera Portata alla ribalta negli ultimi 15 anni l’Aloe ha proprietà tonificanti, cicatrizzanti, antinfiammatorie e immunostimolanti. Una vera panacea che, però, provoca facilmente diarrea a causa dei suoi poteri lassativi. Non deve essere usata in gravidanza e durante l’allattamento.






