Dieta da cani
Il cane è di bocca buona, ma il gatto a tavola è assai esigente: vuole piatti gustosi, ma anche variati. Per qualche giorno mostra di apprezzare il salmone, poi di punto in bianco lo rifiuta e si lecca i baffi per la trota. Stando ai racconti dei gestori di negozi specializzati, i quattrozampe italiani sono sempre più bizzosi e viziati e i padroni fanno di tutto per accontentarli.
Non a caso le ditte di pet food presentano cataloghi con pagine e pagine di mousse, soufflè, pâté, dadini a tutti i gusti possibili: dal pollo al manzo al fegato, dal prosciutto alle uova al tonno al salmone, ma anche mix più golosi, come pollo in besciamella o con la zucca, tonno e mais, pollo e gamberetti. Nel “secco” la scelta è altrettanto ampia: crocchette, croccantini, farine, biscotti. Fino agli snack per il “fuori orario” e per i “premi” di obbedienza.
pappa e ciccia In estate la linea più venduta per i cani è quella “light”, con meno calorie, mentre per i gatti quella curativa, contro problemi urinari e renali. A scorrere le liste dei prodotti offerti si capisce che gli animali da città sono spesso in sovrappeso e i loro padroni forse un po’ vanitosi: “tirano” infatti le vendite dei mangimi per gli obesi e quelli che favoriscono una bella muta di pelo.
Non mancano i prodotti biologici, cotti al vapore, senza additivi e privi di alimenti ogm. Sta di fatto che per accontentare il micio o per sfamare fido si arriva a spendere anche 100 euro al mese. Un po’ per motivi di tempo, un po’ per comodità, la maggioranza dei padroni ha rinunciato alla preparazione casalinga del cibo per gli animali, che nella metà dei casi vengono nutriti con alimenti confezionati. La scalata al successo del cibo commerciale per cani e gatti risale al XIX secolo, quando un americano iniziò a vendere dei biscotti specifici in Inghilterra: il punto di svolta avvenne però con i supermercati che misero i prodotti per animali negli scaffali accanto a quelli destinati all’alimentazione umana. Con il passare degli anni, buste e scatolette sono andate perfezionando i contenuti: cereali, verdure, carne, pesce in misura bilanciata, con aggiunte di vitamine e integratori minerali.
Ma non ci si può sempre fidare delle promesse dei produttori: bisogna saper controllare la quantità di carne realmente presente, la percentuale di grassi, la presenza di conservanti e additivi. Soprattutto bisogna valutare correttamente il prodotto in relazione al proprio animale. «È importante che l’animale sia nutrito con una dieta adeguata all’età, allo stato di salute e al tipo di attitudine dell’animale stesso – spiega Aldo Grasselli, presidente del Sivemp (Sindacato italiano veterinari di medicina pubblica) –. Se il nostro cane è un segugio che brucia molte energie correndo avrà bisogno di molte più calorie di quante non ne servano a un cane che se ne sta tutto il giorno in salotto. Dal punto di vista della salubrità dei cibi per animali ogni azienda che produce mangimi deve essere sottoposta a controlli interni e a controlli ufficiali e ciò dovrebbe essere di totale garanzia. Sull’etichetta delle confezioni è comunque possibile verificare la scadenza del prodotto – continua Grasselli –, la percentuale di nutrienti contenuti e in particolare la percentuale di acqua dell’alimento. Ovviamente più c’è acqua meno c’è valore alimentare. Le aziende serie poi difendono molto bene il loro “brand” evitando incidenti ai loro clienti che vogliono tenere ben stretti».
can per focaccia Ma la diffusione di croccantini e scatolette è veramente giustificata? Non sarebbe giusto tornare all’alimentazione di una volta a base di avanzi del pasto o almeno alternare tra prodotti freschi e confezionati? «La comodità degli alimenti preconfezionati e razionabili facilmente come le crocchette secche è un fatto che ha cambiato il modo di alimentare gli animali domestici – risponde Grasselli –. Tuttavia, nulla vieta che con gli stessi ingredienti che usiamo per preparare la dieta nostra e dei nostri figli si facciano anche i pasti per i nostri animali.
Riso bollito, pasta, carne macinata, uova, latte, pane, olio d’oliva e anche verdure cotte possono andare bene. L’importante è stabilire un mix equilibrato su consiglio del veterinario». Resta, però, il dubbio che con il pet food si rischi di dare all’animale massicce dosi di conservanti, eventuali prodotti chimici, scarti di lavorazione non salutari. A tal proposito Grasselli riconosce che «nelle preparazioni per animali vanno carni che il mercato umano rifiuterebbe per aspetti organolettici» ma fa notare che «non ci sono motivi di allarme per quanto concerne la salubrità. I prodotti a lunga conservazione – continua – non sono necessariamente addizionati con conservanti: le crocchette, ad esempio, si conservano in virtù dell’assenza di acqua nella loro composizione e per il fatto che i componenti della “ricetta” sono preventivamente sterilizzati».
Il pericolo potrebbe però essere che l’acquirente si faccia guidare dal packaging e dalla pubblicità perdendo di vista il benessere dell’animale, ma secondo il veterinario «sta aumentando la consapevolezza che una nutrizione sbagliata compromette la salute dei nostri animali. Fegato, rene, pancreas sono i bersagli di un eccesso o di uno squilibrio alimentare.
Obesità, diabete, insufficienza renale sono tre aspetti molto legati alla quantità e qualità del cibo che mettiamo a disposizione di animali spesso annoiati e gratificati solo dalla sazietà. È importante sottoporre l’animale al monitoraggio costante del peso, dell’alimentazione e dello stato di salute complessiva a cura del veterinario di fiducia: questa è l’unica vera prevenzione di ogni abuso alimentare fatto in buona fede dal proprietario». «Spesso – conclude Grasselli – gli stessi disordini alimentari e le conseguenze di obesità o peggio colpiscono sia il cane o il gatto e il suo padrone. L’igiene alimentare è un corretto stile di vita che farebbe bene a entrambi».











