Difesa personale

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Da tredici anni è attiva in Italia l’Autorità di garanzia per la protezione dei dati personali, largamente nota al grande pubblico come Garante per la privacy. Mette a disposizione del cittadino una serie di agili strumenti di autodifesa dalle intrusioni indebite nella propria vita privata: strumenti tanto più efficaci in quanto minimamente onerosi e di rapida applicazione, laddove il ricorso alla giustizia ordinaria per far valere i propri diritti in materia di riservatezza comporterebbe invece alti costi e anni di attesa.

Un’esperienza dunque, quella del Garante, complessivamente positiva, soprattutto per quel che riguarda l’uso arbitrario dei recapiti privati del cittadino (sia postali che telefonici ed elettronici) a fini commerciali e pubblicitari. Quest’esperienza ha tuttavia dei limiti di efficacia nei confronti del trasferimento da una mano all’altra di interi indirizzari (o mailing list), “pacchetti” di dati personali di cui, tra l’altro, esiste da sempre un fiorente quanto opaco commercio. I limiti riguardano la possibilità del Garante di vietare la detenzione e utilizzazione dei dati, cioè degli indirizzi, quando sia aperto un contenzioso sulla legittimità del possesso di tali dati da parte del gestore di un servizio o di soggetto analogo.

In tal caso, al cittadino che riceve messaggi indesiderati da parte di soggetti con i quali non ha scelto di avere rapporto di alcun tipo, non resta che rivolgersi al giudice ordinario oppure attendere che sia risolto il contenzioso in atto e il Garante possa intervenire: decida in un senso o nell’altro, di fatto viene comunque meno per lui la tutela dell’Autorità di garanzia. Può sembrare cosa da poco, ma un esempio concreto aiuta a chiarire che non è proprio così. Nel Lazio come in altre regioni è aperto da un paio d’anni un contenzioso tra pubbliche amministrazioni e società di servizi sulla gestione dell’acqua: in poche parole, alcuni Comuni non hanno aderito ai Consorzi istituiti in seguito alla nuova normativa sulla privatizzazione della rete idrica e rivendicano il diritto di proseguire la gestione diretta.

Il contenzioso è aperto nelle varie sedi, con esiti parziali contrastanti, e chi sa quando e come finirà: ma qui non interessa tanto il merito della contesa, quanto il fatto che i cittadini allacciati alla rete idrica di quei Comuni, con i quali hanno stipulato regolare contratto, si sono trovati da un giorno all’altro tempestati da messaggi, intimazioni di pagamento e minacce di sospensione del servizio idrico da parte di soggetti ad essi del tutto sconosciuti, che sono peraltro in possesso dei loro dati personali. E il Garante non può farci niente, con buona pace della privacy.

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