Digitale e quale
Quello che è accaduto, e tuttora accade e accadrà tra breve in varie zone del paese, con il passaggio delle trasmissioni televisive dal sistema analogico al digitale terrestre, richiederebbe parecchia attenzione e qualche riflessione da parte di tutti i soggetti interessati: organi di governo, autorità di garanzia, parlamentari, emittenti televisive, industria del settore, associazioni di consumatori, giornali e così via.
Uso il condizionale perché in realtà le reazioni si sono fin qui limitate da un lato al consueto oltranzismo di chi insorge di fronte a qualsiasi innovazione, dall’altro al trionfalismo che si è sprecato una volta di più nelle sedi cosiddette ufficiali (e in cui si è distinto, ahimè, qualche massimo dirigente del servizio pubblico radiotelevisivo di scarsa competenza ed esperienza nel settore).
Ciò che serviva era piuttosto cercare di capire e meglio governare i nessi che sempre vi sono tra l’avvento generalizzato di nuove tecnologie, gli immancabili fenomeni speculativi, la tutela di esigenze legittime di grandi masse di consumatori. Poiché quello che è accaduto e accade si riassume, in parole povere, nella difficoltà e nel disagio in cui si sono incolpevolmente trovati vasti strati dell’utenza televisiva, specie nei punti deboli che riguardano le famiglie più povere e le fasce più anziane della popolazione. Niente di nuovo, intendiamoci: qualcosa di analogo si era già visto nei passati decenni con quella che è passata sotto l’etichetta saccente ma sgradevole di “obsolescenza programmata” nei settori di punta dei consumi di massa, come gli elettrodomestici; e più di recente con lo scandaloso arrembaggio al mercato dei telefoni cellulari delle varie “generazioni” susseguitesi in rapidissima successione.
Questa volta, però, a essere coinvolto era ed è, accanto all’emittenza commerciale, il servizio pubblico, che qualche riguardo maggiore ai suoi utenti lo dovrebbe pur usare, non fosse che per il canone che essi pagano. Non è in discussione, sia ben chiaro, come pure si pretenderebbe da taluni specialisti dell’estremismo protestatario, la validità in sé dell’operazione “digitale terrestre”, del resto inevitabile; quanto la scelta di modalità largamente irrispettose delle ragioni di tanta gente.
Si è persa un’altra occasione per cercare di anteporre le persone al mercato.











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