Diritto d’asilo

Viaggio a Riace, il piccolo paese calabrese che sperimenta un nuovo modo di fare accoglienza agli immigrati. Tutto merito di un gruppo di ragazzi del posto.

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Laureando in biotecnolgie, 29 anni, riacese, Cosimo Curiale è presidente dell’associazione Città futura Riace “G. Puglisi” (http://www.cittafuturariace. it) che ha ridato vita al piccolo paese calabrese sperimentando un nuovo modo di fare accoglienza agli immigrati.
Quando nasce l’Associazione? «Nel 1998, su iniziativa di un gruppo di ragazzi del posto intenzionati a ricreare il tessuto sociale del borgo che stava morendo. Quell’estate, sulle nostre coste, ci fu uno dei primi sbarchi di immigrati curdi: in uno slancio spontaneo i giovani pensarono di aprire le case abbandonate dai nostri emigrati a questi nuovi migranti».
Un gesto istintivo che poi è diventato un’altra cosa. «Da quella prima gara di solidarietà l’accoglienza è diventata un vero e proprio progetto nonché l’occasione per salvare il nostro borgo».
In che modo? «Nel 2001 Riace è stata designata tra i 130 comuni italiani che funzionano come centri di seconda accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati. L’associazione, però, non si limita a fornire gli alloggi: ha creato laboratori per insegnare le antiche tradizioni artigianali del paese, dalla lavorazione della ginestra al ricamo, oltre a una taverna dove piatti della cucina tipica calabrese convivono con pietanze etniche».
E i risultati? «Molto positivi: per chi accogliamo e per noi. Il lavoro come terapia semplifica l’integrazione di persone spesso traumatizzate. Nello stesso tempo questo modo di fare accoglienza ha rilanciato e aumentato anche la nostra offerta turistica, creando un indotto molto importante in un contesto debole come il nostro».
Quanti immigrati ospitate? «I rifugiati residenti sono un centinaio, compreso un cospicuo gruppo di palestinesi che rientrano in progetto di reinsediamento a parte. Alcune famiglie si fermano anche per periodi che vanno oltre la durata dell’accoglienza “di legge”».
Un sogno nel cassetto? «Che si capisca come l’immigrazione non è necessariamente una piaga, ma che può trasformarsi in una grande risorsa. Anche il regista Wim Wenders se n’è accorto e ha girato un bellissimo cortometraggio proprio sull’esperienza di Riace».

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