Diritto di recesso
Dopo varie peripezie ho deciso di recedere da Wind- Infostrada per passare a un altro operatore telefonico. In questi giorni mi è arrivata l’ultima fattura Wind e oltre al “canone absolute Adsl” e ai costi di chiamata mi sono trovato addebitato anche un “contributo per costi di disattivazione” pari a 40 euro. Puntualizzo che il contratto sottoscritto con Wind a giugno 2007 prevedeva una penale solo in caso di recesso prima dei 12 mesi. È giusto l’addebito dei 40 euro? In caso contrario come posso tutelarmi? lettera
L’accordo Eni-Associazioni dei Consumatori è stato sottoscritto a Roma il 23 dicembre 2008 e costituisce la tappa conclusiva di un percorso durato alcuni anni che ha avuto per oggetto la verifica dell’effettivo funzionamento dei misuratori del gas. Infatti già da tempo molti consumatori avevano costatato che i contatori registravano un consumo superiore rispetto a quello effettivo.
La nota “legge Bersani” stabilisce che i contratti per adesione stipulati con operatori di telefonia devono prevedere la facoltà del contraente di recedere dal contratto o di trasferire le utenze presso altro operatore senza vincoli temporali o ritardi non giustificati e senza spese non giustificate dai costi dell’operatore. Inoltre non possono imporre un obbligo di preavviso superiore a trenta giorni. Al tempo stesso legittima l’operatore telefonico ad applicare all’utente dei costi se sostenuti per la gestione di una pratica, purché si tratti di spese giustificate ed evidenziate all’utente. Sono queste delle richieste di pagamento che le società di telefonia fanno ai propri clienti con la voce “costi di disattivazione” e che all’atto pratico coincidono con quella che un tempo era la penale. In riferimento al suo caso, è utile ricordare quanto indicato dalle “Linee guida” dell’Autorità per le garanzie per le comunicazioni: dalla semplice lettura del contratto l’utente deve poter conoscere anche le eventuali spese richieste per l’esercizio della facoltà di recesso o di trasferimento, così da essere agevolato nell’esercizio di tali facoltà, potendone valutare le conseguenze sotto ogni profilo; in ogni caso l’utente non deve versare alcuna “penale”, comunque denominata, a fronte dell’esercizio della facoltà di recesso o di trasferimento delle utenze, poiché gli unici importi ammessi in caso di recesso sono quelli “giustificati” dai “costi” degli operatori; nel settore delle telecomunicazioni, inoltre, merita una precisazione a parte il caso del passaggio degli utenti da un operatore a un altro. In tale casistica di recesso, generalmente le attività di disattivazione della configurazione preesistente coincidono con le attività tecniche da effettuarsi in fase di attivazione dall’operatore che acquisisce il cliente. Esse sono dunque già remunerate da quest’ultimo. Perciò eventuali costi di disattivazione a carico dell’utente non sono in linea di massima giustificati. Nel suo caso, le consigliamo di inoltrare alla Wind una formale richiesta di rimborso dei 40 euro, se li ha già pagati, oppure di pagare la fattura in oggetto stornando i 40 euro non dovuti. Se poi non dovesse risolvere la controversia potrà contattare noi o un’altra associazione di consumatori per un tentativo obbligatorio di conciliazione.
Claudia Ciriello, Pit Servizi-CittadinanzAttiva CittadinanzAttiva-Pit Servizi: tel. 0636718555 (da lun. a ven.: ore 9-13.30) fax 0636718333 e-mail: pit.servizi@cittadinanzattiva.it










