Dove osano le aquile

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L’aquila dall’imponente apertura alare poggia sulla scritta Tusculum che sovrasta una corona nobiliare con gli stemmi dei comuni nei cui territori si produce uno dei vini più citati nella letteratura italiana: Frascati (le chiavi incrociate), Monteporzio Catone (un pino con viti intrecciate) e Grottaferrata (un’inferriata). È il marchio del consorzio di tutela della denominazione Frascati e, in una sola immagine, racchiude un insieme di storia, tradizioni e significati contenuti in un vino antico e modernissimo allo stesso tempo. Un marchio che garantisce che il vino è prodotto e imbottigliato sotto la supervisione del consorzio, uno dei primi nati in Italia per una delle Doc più vecchie e soprattutto per un vino già noto nell’antica Roma.

di palo in frasca Infatti l’aquila del consorzio poggia sulla parola Tusculum, la città preromana che fu distrutta durante un’invasione nel Medioevo e i cui abitanti diedero vita a Frascati (così chiamata molto probabilmente perché si rifugiarono in capanne di frasche). E poi ci sono i territori di Monteporzio Catone e di Grottaferrata, anch’essi parte della Doc. Proprio queste terre sono l’ambiente più adatto per le uve da cui si ottiene il Frascati: malvasia di Candia, detta anche Malvasia rossa per il colore dei tralci; malvasia del Lazio o “puntinata” per il caratteristico puntino presente sugli acini; trebbiano toscano, dal grappolo poco predisposto alle malattie; trebbiano giallo chiamato anche “greco”; bonvino bianco noto per la sua resistenza alle avversità climatiche e crittogamiche e bellone.

I terreni sono d’origine vulcanica, con scarsa percentuale di azoto e ricchi di anidride fosforica e potassio assimilabili. A una terra ideale si aggiunge un microclima perfetto: temperature moderate, piogge concentrate nei mesi autunnali e invernali e siccità in primavera ed estate. L’esposizione al versante tirrenico regala una brezza marina che addolcisce il calore quando il sole è alto e allo stesso tempo evita che l’umidità ristagni. Tutte queste condizioni favorevoli contribuiscono alla maturazione lenta delle uve, che viene prolungata sulla pianta prima della vendemmia. A tutto questo si deve il particolare bouquet del Frascati, un bianco secco, color giallo chiaro dai riflessi dorati, sapido con note aromatiche di frutta matura.

in una botte di tufo In passato le uve erano raccolte dopo la prima decade di ottobre e una volta pigiate restavano a fermentare con le bucce per circa un mese in tini di castagno. Poi si procedeva alla cosiddetta svinatura del mosto, si filtrava e conservava nelle botti poste in grotte scavate nel tufo fino alla primavera, quando, dopo diversi travasi, era pronto per la mescita. Questa lavorazione arcaica aveva, però, numerosi punti deboli tra cui la difficile conservabilità del vino. Ma con l’evolversi della tecnologia ecco applicare la diraspatura centrifuga, la pressatura soffice, la fermentazione a temperatura controllata, l’imbottigliamento sterile a freddo, la criomacerazione, l’uso di contenitori in acciaio inox o di legni pregiati: tutti processi, insomma, che hanno permesso una migliore qualità e conservazione del vino e quindi la diffusione del Frascati nel mondo. Così dei 120mila etto li tri di vino (da 160mila quin tali di uva) che si producono ogni anno, il 75 per cento viene ven duto all’estero.

La tecnologia è anche e soprattutto un mezzo per recuperare il valore primario del vigneto, concentrandosi sulla produzione. E il consorzio non è nuovo a progetti scientifici volti alla qualità. Per esempio partecipa al programma “Bacchus“, realizzato con l’Esa – European Space Agency – per l’osservazione della Terra dai satelliti. Le rilevazioni dall’alto supportano le scelte di tutte le fasi di coltivazione e aiutano a monitorare le attività di impianto, per individuare eventuali situazioni irregolari o appezzamenti non autorizzati per una maggiore garanzia dei vigneti iscritti all’albo della Denominazione.

messaggi in codice Il binomio Frascati tecnologia è ormai una costante: già nel 2008 il consorzio fu tra i primi in Italia ad adottare il sistema di sms per la tracciabilità del prodotto. Inviando un messaggino col cellulare al numero 3407675082 con il codice identificativo che appare sulla fascetta color giallino di garanzia delle bottiglie, il sistema risponde indicando nome dell’imbottigliatore, tipologia di vino (il Frascati può essere anche “Superiore”, spumante o cannellino, cioè di tipo dolce), annata, acidità, estratto secco e grado alcolico. Insomma metodi hi-tech a servizio di una storia millenaria. Perché già nei testi di politici e intellettuali romani, da Catone il Censore a Varrone, da Lucullo a Cicerone, sono riscontrabili i legami tra questa terra e il vino. E nel Medioevo, quando il Municipium Tusculanum divenne la Rocca feudale dei Conti, molti erano i cultori del Frascati, come Cristiano di Magonza, generale di Federico Barbarossa, che era assiduo frequentatore delle “grotte” tuscolane dove veniva invecchiato il vino. Ecco poi Andrea Bacci, medico di Papa Sisto V, descrivere nella sua “Storia della vite e del vino in Italia” questo territorio come “luogo di delizie, generoso di uve” i cui vini erano protagonisti “ai conviti principeschi, nonché alle mense borghesi di Roma”. E, ancora, nel Seicento il cronista del cardinale Scipione Borghese scriveva che qui “le vigne producono frutti e liquori di tale squisitezza, che io non intendo in quale parte si trovino migliori”.