E noi paghiamo

paghiamo.jpg

Mentre si attende il rientro dei capitali dall’estero ripuliti e candeggiati, frutto forse di evasione fiscale, falso in bilancio opportunamente depenalizzato e forse anche di attività illecite o reati di cui nessuno, tanto meno le banche, chiederà conto ai riciclatori legalizzati dallo scudo fiscale, è arrivato puntuale in Parlamento il solito emendamento con il quale si vorrebbero punire i risparmiatori della Coop, quelle centinaia di migliaia di cittadini onesti che pagano le tasse e che depositano su un libretto della loro cooperativa i propri sudati risparmi.

È di appena un anno fa l’aumento della tassazione al 20 per cento sugli interessi del Prestito Sociale. Prima di allora veniva applicata l’aliquota del 12,5 per cento, come per i Bot e le altre rendite finanziarie. Ora, con il pretesto di equiparare il Prestito Sociale ai conti correnti bancari, si vuole portare l’imposizione fiscale sui depositi a risparmio dei soci delle Coop (per legge non più di 31mila euro circa per ogni libretto nominativo) addirittura al 27 per cento. Ed ecco servito un altro schiaffo ai piccoli risparmiatori e una pacca sulla spalla ai furbi che, nell’Italia delle diseguaglianze e delle illegalità, possono ragionevolmente sperare di continuare a farla franca perché, come ha detto il Governatore della Banca d’Italia Draghi, lo “scudo” di Tremonti è un incoraggiamento all’evasione fiscale. Non sappiamo se questo emendamento alla fine passerà.

Mentre scrivo è stato appena inserito nel DL salva-infrazioni comunitarie in corso di conversione al Senato, così, tanto per fare un altro sgambetto a chi, invece che in nome del profitto, fa impresa nell’interesse dei soci e dei consumatori. Il Prestito Sociale non è paragonabile a nessun’altra forma di risparmio, meno che mai ai conti correnti bancari. Le cooperative non possono raccogliere il risparmio come le banche né accedere al mercato finanziario come le società per azioni. Le uniche risorse di cui può disporre una cooperativa vengono dal sacrificio dei soci che rinunciano a dividersi gli utili e li destinano a riserva indivisibile, e dalla generosità di chi, in cambio di un’equa remunerazione, “presta” i propri soldi alla “sua” cooperativa per aiutarla a crescere e ad essere sempre più efficace nello svolgere il proprio compito a tutela della salute, del risparmio e del portafoglio dei suoi oltre sei milioni di soci e di tanti consumatori che soci non sono ma che apprezzano il valore sociale ed economico della Coop.

Se l’emendamento dovesse passare, oltre a rappresentare l’ennesimo obbrobrio giuridico svelerebbe l’intento punitivo di questo Governo nei confronti di chi non si adegua al modello unico dell’impresa capitalistica, quella per intenderci governata dal dio profitto, che, tra parentesi, ci ha portato all’attuale disastro.

invia un commento:

Il contenuto di questo campo è privato e non verrà mostrato pubblicamente.
CAPTCHA
La domanda serve per verificare che tu non sia un software usato per spam. Attenzione: il sistema distingue tra Maiuscole e minuscole (scrivere: Geppetto è diverso da scrivere geppetto)