Eccezioni alla regola

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Chi si ricorda della polemica sulle regole? La scintilla scoccata una trentina di anni fa, all’apparire sulla scena mondiale di personalità come Margaret Thatcher e Ronald Reagan, appiccò un incendio che sarebbe divampato con furia irresistibile per oltre un quarto di secolo.

Deregulation era la parola magica lanciata dai nuovi governanti delle maggiori potenze occidentali, sulla scia delle teorie iperliberiste di economisti alla Friedman: deregolamentare, sbarazzarsi degli orpelli delle regole, via libera a un mercato non più imbrigliato da impacci normativi e da caute mediazioni politiche. Lo scontro su questi temi fu duro e aspro, su scala mondiale, ma già alla fine degli anni Ottanta la partita appariva definitivamente perduta per chi aveva contrastato, sul piano delle opzioni teoriche come su quello delle scelte di governo, questa sorta di nuovo vangelo politico-economico.

E la dissoluzione del sistema sovietico, così come la conversione del gigante Cina al messaggio neocapitalistico, posero fine, di fatto, alla polemica sulle regole. Nel senso che il mondo intero – e comunque la parte di esso che conta nel concerto globale – finì per porsi sulla via tracciata dal binomio Thatcher-Reagan. In Italia, la crisi dei partiti dei primi anni Novanta aprì la strada a un populismo spericolato a cui non parve vero di cavalcare il “basta con le regole!” della destra anglo-americana per volgere in favore dei propri interessi il disorientamento di tanta parte della società.

E fu deregulation “a go-go”, non solo in economia ma un po’ dovunque, a cominciare dalla Tv, per la quale l’unica legge ammessa sembrò essere quella della jungla. Bene, adesso che la crisi economica spaventa il mondo, è in questa stessa Italia, tuttora nelle mani della destra populista, che nelle scorse settimane si è sentito proclamare con tutta serietà: “sarà la questione delle regole il punto fondamentale su cui si concentrerà la presidenza italiana del G8”.

Abbiamo letto bene: il punto fondamentale sono le regole. Ad annunciarlo, a nome del medesimo governo schierato da sempre in prima fila sul fronte mondiale della deregulation, il ministro dell’Economia, già noto come l’uomo della finanza creativa: “il mercato ha fatto già abbastanza guai” ha sentenziato serafico in Tv. E l’Italia dovrebbe credergli sulla parola, come quando lo stesso Tremonti sosteneva esattamente il contrario.

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