Esame di coscienza

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“Quando saremo un grande popolo...” vaticinava a proposito di noi italiani, negli anni fervidi del dopoguerra e della ricostruzione, Arturo Carlo Jemolo, grande maestro di diritto, di storia e di vita: e indicava l’obiettivo nel raggiungimento di una compiuta coscienza civica, nella capacità di far prevalere sugli angusti interessi personali e corporativi e di clan il senso del bene comune e di un destino condiviso.

Questo, ammoniva, pesa ancora negativamente sul nostro popolo, che pure sa dare prove mirabili di laboriosità, di attaccamento alla famiglia, di spirito di sacrificio: questo “disinteresse per la grande casa, che fa riscontro all’intenso amore per la casetta...”. Nei decenni successivi il popolo italiano ha saputo proporsi validamente questa sfida, in più campi: e il realizzarsi di una robusta coscienza nazionale è emerso nei momenti più duri (pensiamo agli “anni di piombo”) come sicuro ancoraggio di una democrazia matura, capace di superare le crisi peggiori.

Adesso, a più di mezzo secolo di distanza dalle riflessioni di Jemolo, lo sconcerto e la tentazione di ripiegamento su se stessi che sembrano accomunare tanti italiani, pur cresciuti nello spirito costruttivo e vivificante di quella sfida, ci ripropongono un quesito che speravamo di esserci lasciato alle spalle: si è di nuovo perduta la capacità di considerare il nostro paese la casa comune, per tornare a chiuderci ciascuno nella propria casetta?

Questo può essere in realtà l’approdo che si profila, se prevarrà il modello del tornaconto personale, del successo facile e ad ogni costo, della furbizia elevata a valore, del ripudio di ogni vincolo di solidarietà: il modello – per intenderci – che da almeno vent’anni, ma più e più di questi tempi, impera un po’ ovunque, dalla comunicazione di massa alla gestione del potere. Come vada a finire dipenderà, ancora una volta, da noi italiani, e non c’è forse ragione di essere oggi meno determinati e fiduciosi di quanto si sia riusciti ad essere in altre temperie della nostra storia recente: purché sia chiaro al maggior numero possibile di italiani che di questo si tratta, che questo è l’oggetto del confronto e dello scontro in atto.

Tutto si deciderà sul piano culturale e sociale prima ancora che su quello politico e istituzionale. Un grande popolo sa rifiutare i modelli di chi lo vorrebbe rinserrato nelle sue casette, davanti alla Tv, per poter gestire secondo i propri interessi la grande casa comune.

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