Esselunga e memoria corta
Esselunga invoca la libera concorrenza, ma è proprio lei ad essere stata condannata per concorrenza sleale. Per questo Coop chiederà all’Autorità Garante della Concorrenza una valutazione sulla correttezza della campagna pubblicitaria, che da alcune settimane sta imperversando sui maggiori quotidiani, tesa a presentare Esselunga e il suo proprietario come vittime di chissà quali trame politico-commerciali ordite ad arte da chi è invece impegnato tutti i giorni a fronteggiare ben altri problemi quali la crisi dei consumi e le difficoltà in cui si dibattono le famiglie italiane.
Sorge il dubbio che questa campagna contro Coop sia solo una manovra diversiva per sviare l’attenzione da un altro tipo di comunicazione che Esselunga sarà costretta a far pubblicare a sue spese, e cioè la condanna inflitta dal Tribunale di Milano il 16 aprile scorso per aver agito in danno della Coop con mezzi sleali.
Una condanna che si aggiunge a quella del giugno 2007 per trafugamento di informazioni commerciali ai danni di Coop e alla recente condanna dell’Antitrust per non aver informato il mercato dell’acquisizione di 59 nuovi punti vendita, nascondendo un’operazione di concentrazione in grado di alterare gli equilibri tra distributori. Strano poi che a lamentarsi della poca concorrenza sia proprio Esselunga che a Milano occupa il 51% del mercato, a Lucca il 62%, a Monza e in Brianza il 60%, a Lecco il 51%.
È vero piuttosto che Esselunga limita la sua presenza in aree del paese a reddito medio-alto, astenendosi dallo svilupparsi in regioni meno fortunate, dove il rischio imprenditoriale è maggiore, e nelle quali Coop è invece impegnata a portare la sua esperienza di grande impresa sociale che non pensa solo al profitto.












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