Fibra ottima

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Sarà un po’ l’ecologia, sarà un po’ la moda, sta di fatto che stanno emergendo e riemergendo fibre naturali e artificiali del passato. Per questo vengono esplorati gli archivi delle “autarchie” degli anni Trenta e Quaranta del Novecento, quelle fascista e nazista, ma anche quelle degli Stati Uniti, dell’Unione Sovietica, dell’Inghilterra, adottate ogni volta che diventavano più costose le materie prime di importazione.
In questo quadro si inseriscono le fibre artificiali, fabbricate partendo da materie naturali, come la cellulosa (il rayon viscosa, bemberg, acetato) e le proteine. Il processo consiste in ogni caso nello sciogliere la materia di partenza, insolubile in acqua, in soluzioni acquose contenenti adatte sostanze; la soluzione risultante viene estrusa, fatta uscire attraverso i forellini di una piastra metallica; i sottili fili liquidi vengono trattati con un agente che li trasforma, di nuovo, nella cellulosa o nelle proteine di partenza, questa volta in forma di fibre adatte alla filatura e alla tessitura. Nel 1906 un chimico tedesco produsse la prima fibra artificiale a base di caseina. La caseina, una delle proteine del latte che ne contiene circa 25-30 grammi per litro, era ed è tuttora prodotta industrialmente dal liquido che rimane dopo l’eliminazione del grasso; per aggiunta di acidi al latte magro risultante si separa la caseina che viene poi lavata ed essiccata. L’invenzione tedesca non ebbe successo commerciale, ma fu ripresa dal chimico italiano Antonio Ferretti che mise a punto un nuovo processo di produzione di fibre caseiniche, fabbricate industrialmente e commercializzate dalla SNIA Viscosa a partire dal 1935 col nome patriottico di “Lanital”. Le fibre artificiali proteiche hanno caratteristiche chimiche simili a quelle della lana (che è una fibra naturale anch’essa proteica costituita da cheratina, la proteina del pelo delle pecore e anche dei capelli e peli umani), possono essere colorate con gli stessi coloranti e filate e tessute da sole o in miscela con altre fibre, con le stesse macchine usate per la lana. L’invenzione delle fibre caseiniche ebbe risonanza internazionale; negli stessi anni anche negli Stati Uniti furono prodotte fibre caseiniche chiamate “Aralac”; poco dopo altre fibre artificiali furono ottenute dalle proteine del mais “Vicara”, della soia (reinventate di recente in Cina), dell’arachide “Ardil”, del ricino. Negli anni Cinquanta del Novecento in Italia fu ripresa la produzione di fibre caseiniche col nuovo nome di “Merinova” ma, con l’avvento delle fibre sintetiche derivate dal petrolio, a partire dagli anni sessanta, il declino delle fibre artificiali proteiche sembrava segnato. In questi ultimi anni, peraltro, è ripresa la richiesta di fibre caseiniche “ecologiche” in quanto ottenute da materie naturali,“rinnovabili”, fabbricate in Italia o d’importazione. Credo che, riscattate e depurate dal ricordo dell’autarchia fascista, le vedremo presto nelle sfilate di moda.