Forza centrifuga!

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Ventuno milioni. Più di una ogni tre italiani. L’esercito di lavatrici in funzione nel nostro paese è sterminato. Un mare di cestelli attraverso i quali passano i panni di altrettante famiglie. Ma dal quale esce anche la disperazione di chi le usa e, dopo un po’ si ritrova con modelli che non ne vogliono più sapere di partire, si rifiutano di fare la centrifuga o nel farla cominciano a camminare per tutta la casa.

Se siete tra quanti sono stati abbandonati prematuramente dal vecchio modello di lavapanni di casa, prima di decidere un nuovo acquisto è bene che passiate in rassegna le caratteristiche del vostro modello ideale, a scanso di brutte sorprese. Il mercato, infatti, è quanto di più affollato e complicato possiate incontrare. Spariti ormai (quasi ovunque) i modelli più antiquati, veri mangiabollette, ora in negozio domina costantemente la promessa dell’alta efficienza energetica. Trovare lavatrici in classe A, dunque, è facile, anche restando incollati ai prodotti di fascia medio-bassa, oggetto delle promozioni più vantaggiose. Ma capire la vera efficienza della lavatrice è tutt’altra storia. Ed è proprio per questo che un acquirente accorto deve partire dall’identikit di una lavatrice, quello espresso dall’energy label, la stretta e lunga etichetta adesiva che deve comparire in maniera evidente sull’elettrodomestico posto in vendita.

serie A+  Il primo (e il più evidente) dei simboli riguarda il consumo energetico e indica la classe di efficienza energetica a cui appartiene l’apparecchio. La normativa indica la lettera A come punto di arrivo, ma l’industria europea con un accordo volontario del 2002 ha introdotto una nuova classe, la A+, attribuibile soltanto agli apparecchi con efficienza di lavaggio al top e consumi non superiori a 0,17 kW per chilo. Questa classe può essere pubblicizzata e stampata sulle lavatrici, ma non può figurare nella energy label, che a norma di legge si ferma alla classe A. In qualche caso, poi, ci si può imbattere addirittura in una tripla A. In questo caso, non spaventatevi, AAA sta a indicare che la lavatrice è al massimo delle prestazioni per tutti e 3 i parametri richiamati nella energy label: efficienza energetica, efficacia di lavaggio ed efficacia di centrifuga. In mancanza di dichiarazioni più dettagliate, comunque, meglio controllare i KWh per ciclo. Questo dato, infatti, esprime il consumo energetico per un ciclo di lavoro completo e a pieno carico a 60 gradi, centrifugato al massimo dei giri. Ovviamente più il dato è basso e più efficiente è il modello che stiamo considerando.

una bella lavata di capo La capacità di pesare poco in bolletta, però, non esaurisce i requisiti di una lavatrice ideale. Senza dubbio ciò che ci si aspetta da un buon modello è che faccia uscire dal cestello capi ben lavati. E per avere un’idea di questa caratteristica viene in aiuto, sempre sull’etichetta energetica, il giudizio sull’efficacia lavaggio. La gara, in questo caso, si gioca nel chiuso di un laboratorio, con artifici che simulano la realtà. Il miglior punto di arrivo, anche in questo caso, è la lettera A. Altro punto importante da controllare sull’energy label è l’efficacia della centrifuga. La misura, in questo caso, indica il peso dell’acqua che rimane nei panni sottoposti a centrifuga al termine del lavaggio standard. La prestazione necessariamente migliora via via che si aumenta la potenza del motore, quindi il numero di giri per secondo del cestello. Tuttavia, varia da modello a modello anche a parità di giri per secondo. Più che fermarsi al numero di giri, dunque, è bene concentrarsi sulla lettera riportata in etichetta, tenendo presente che le lavatrici migliori si guadagnano la classe A e le peggiori la E.

Tra i parametri da confrontare non va sottovalutato il consumo di acqua per ciclo standard. E controllando diversi apparecchi non si farà fatica a trovare apparecchi in grado di sprecare anche il 50 per cento di acqua in meno di un modello equivalente. tutto un programma Esaurita la miniera di informazioni dell’energy label è il momento di passare all’esame delle altre caratteristiche in grado di cambiare la vita dell’utilizzatore (o per lo meno di facilitarla). Una di quelle più utilizzate nelle pubblicità è la quantità di programmi offerti dal modello.

Anche se alcuni apparecchi arrivano a proporre fino a 20 diversi programmi di lavaggio, però, la sostanza quasi sempre è la stessa e per un uso normale ci si può accontentare delle funzioni tradizionali: trattamento dei vari tessuti, cotone, delicati, sintetici, lana, a temperature diverse. Più utile è la possibilità di impostare il termostato a un livello diverso da quello stabilito dal programma. Ciò consente, per esempio, per un carico poco sporco, di ridurre la temperatura da 90 a 40 gradi, abbattendo i consumi del 30 per cento e limitando i danni del calcare che fino a 55 gradi resta quasi tutto in sospensione. Non sempre presente, ma da non perdere, invece, è il ciclo rapido, che si conclude in appena 30-40 minuti. Utili, ma non facilmente reperibili negli apparecchi di fascia ordinaria, poi, sono i programmi mirati verso precise esigenze, come il lavaggio dei piumoni, per esempio, o il lavaggio a freddo.

E il rumore? Questo dato, croce e delizia di ogni famiglia (e dei vicini di casa), è facoltativo e troppo spesso viene ignorato dai produttori. Persino da quelli che in pubblicità presentano il loro apparecchio come molto silenzioso.

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