Frutti di maggio

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I raggi tiepidi del sole e la brezza primaverile. Di questo hanno bisogno le ciliegie per arrivare a maggio e giugno rosse, dolci e succose. Il “frutto del paradiso” pende sui rami degli alberi timoroso di un colpo di coda dell’inverno, di una grandinata come quella che lo scorso anno ha completamente distrutto il raccolto a Marostica. Dopo due stagioni fredde e piovose, l’annata è in ritardo e questo potrebbe fare aumentare le importazioni. La produzione italiana ammonta a oltre 120mila tonnellate e per l’80 per cento circa copre i consumi interni, ma ad inizio stagione è facile trovare ciliegie spagnole, che maturano prima delle nostrane, e in estate inoltrata incappare nelle turche. Il raccolto nazionale è d’altronde limitato a tre mesi, un periodo breve per soddisfare tutta la voglia per questo frutto che – secondo un sondaggio – amiamo prima con gli occhi poi con il palato: insieme alla fragola la ciliegia risulta, infatti, il frutto più piacevole alla vista e, a pari merito con la pesca, il più apprezzato per il sapore.
dal cuore tenero Eppure, secondo la Coldiretti, gli italiani ne consumano in media a testa solo 3 etti l’anno. Non tutti forse sanno che oltre a presentare numerosi benefici per l’organismo, la ciliegia è uno dei frutti più genuini, cioè meno trattati con antiparassitari. «Mosche e vermi arrivano a giugno – spiega Carlo Conticchio, direttore dell’Associazione Nazionale “Città delle Ciliegie” –, quindi soprattutto a maggio non subiscono alcun trattamento». Inoltre questo frutto non sopporta lunghi periodi di conservazione e viene portato alla vendita subito dopo essere stato raccolto. Ciò è vero in particolare per le ciliegie “tenerine”, di color rosso scuro, dalla polpa morbida e succosa e il sapore zuccherino, molto poco manipolabili: sono la Moretta di Vignola, la Morondina di Civitella di Romagna, la Maggiolina di Celleno.
Il loro prezzo è in genere più basso delle “duracine” croccanti e brillanti, come la Durona di Chiampo, regina delle terre prealpine, il Durone Rosso di Castegnano, la Durona di Vignola, la Ravenna del Lazio e la Ferrovia di Turi, la più rappresentativa del made in Italy.
uno stivale pieno di ciliegie Coltivate in Puglia e a seguire in Campania, Emilia Romagna e Veneto, le ciliegie godono di tradizione antica in Italia, tanto che sono stati ottenuti il marchio Igp per la ciliegia Sandra di Marostica e Dop per le Amarene Brusche di Modena, ed è in itinere il riconoscimento di qualità delle ciliegie delle colline veronesi, di Vignola, di Turi, della Valle dell’Imo, delle Colline vesuviane, della provincia di Bari e dell’area dell’Etna. Originaria dall’Asia Minore, si tramanda che sia stata introdotta in Italia dal proconsole Lucullo: dal tempo degli antichi romani ad oggi, la raccolta delle ciliegie è occasione di festeggiamenti lungo tutto lo Stivale.
Dalla festa della ciliegia di Lari, in provincia di Pisa a quella di Marostica (entrambe fissate per l’ultima domenica di maggio), dalla sagra di Celleno, in provincia di Viterbo (12-13 giugno) a quella di Palombara Sabina, la più antica d’Italia, che giunge quest’anno alla 82esima edizione (a metà giugno). Ma l’appuntamento più importante quest’anno è a Chiampo, in provincia di Vicenza (la seconda domenica di giugno), per la sesta festa nazionale della “Città delle ciliegie” dove saranno premiati il frutto più bello, il più buono e il migliore in assoluto: gli assaggiatori esperti saranno chiamati a incoronare la Ciliegia d’Italia e il pubblico a conoscere tutte le “specialità”: un fiume di ciliegie provenienti da ogni parte d’Italia, dalla Pianura Padana ai rilievi dell’Appennino, per farsi diventare le labbra rosse con una Spernocchia di Salerno e addolcirsi il palato con una Bella di Garbagna.
gran varietà Lo spettacolo è assicurato perché colore, sapore, grandezza e consistenza di questo frutto varia da luogo a luogo: già Varrone ne aveva censito dieci varietà, ma oggi il panorama comprende oltre 150 cultivar. Tutte comunque hanno in comune proprietà nutritive e terapeutiche, perché oltre a vitamine, potassio, calcio e ferro, le ciliegie contengono antociani e flavoinoidi: i primi sono sali che hanno un’azione antidolorifica simile all’aspirina, di aiuto contro le malattie cardiovascolari (ma senza effetti collaterali), i secondi sono utili contro i radicali liberi e quindi contro l’invecchiamento precoce dell’organismo. Infine la presenza di polifenoli, ottimi contro lo stress, facilita la depurazione e il disintossicamento del corpo. Proprietà importanti della ciliegia confermate anche da uno studio della Northumbria University sull’effetto del succo di ciliegia su venti atleti partecipanti alla maratona di Londra, pubblicato dalla rivista “Scandinavian Journal of Medicine & Science in Sports”. Risultato della ricerca è che bere succo di ciliegia prima e dopo una maratona aiuta non solo a recuperare più velocemente le energie, ma riduce le infiammazioni e lo stress ossidativo dei muscoli che si possono verificare dopo sforzi prolungati. «Il segreto sta nei fitochimici presenti nel succo – ha spiegato Glyn Howatson, coordinatore della ricerca – in particolare le antocianine sono note per le proprietà antinfiammatorie e antiossidanti » e potrebbero – è la conclusione della ricerca – essere d’aiuto anche ai non atleti, soprattutto a quelli che soffrono di infiammazioni croniche come le artriti.
Quindi lasciamo pure che una ciliegia tiri l’altra. Da quest’anno poi, grazie ad un accordo tra l’associazione nazionale Città della Ciliegia e la Fai – Federazione Apicoltori Italiani –, saranno impiantati alveari nei campi di alberi di ciliegie per produrre il prelibato miele di ciliegio ma anche per fare tornare le api nei campi italiani.