- Login o registrati per inviare commenti




Gli ultimi della classe
Che futuro può avere un paese che taglia i fondi alla scuola e alla ricerca?
Un movimento intergenerazionale e trasversale coinvolge quasi tutte le scuole, dalle elementari alle Università. Figli e genitori, studenti e professori, docenti “garantiti” e insegnanti precari protestano ormai da settimane contro quello che ha tutta l’aria di essere l’atto finale di quel processo di demolizione della scuola pubblica e promozione della scuola privata, descritto (e temuto) molto lucidamente da Piero Calamandrei – uno dei padri della nostra Costituzione – quasi sessant’anni fa con parole che sembrano scritte oggi: "Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? […] L'operazione si fa in tre modi: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private […] Dare alle scuole private denaro pubblico”.
Non è a caso che la cosiddetta “riforma” sia accompagnata da una martellante campagna denigratoria della scuola. Ma le cose stanno davvero così?
Le elementari sono apprezzate in tutto il mondo progredito. L’operazione “Maestro unico” non ha niente di culturalmente e didatticamente valido, serve solo a risparmiare sulla pelle dei bambini, uccidere il tempo pieno, costringere le mamme a casa o, in alternativa, a pagare una baby sitter per non lasciare i propri figli incustoditi davanti ad un altro maestro unico: la TV.
La scuola media superiore soffre di tante riforme (sbagliate) e di poco sostegno materiale: avrebbe bisogno di più soldi e non di tagli.
L’Università non funziona? È probabile che ci siano da rivedere i criteri di reclutamento e selezione dei docenti, ma è altrettanto vero che i nostri ricercatori sono i più precari, i più sfruttati e i meno pagati d’Europa. La proliferazione di corsi, spesso dai nomi fantasiosi e dalle sedi improbabili, non va bene, ma è pur vero che dalle nostre Facoltà escono tra i migliori talenti del mondo, purtroppo poco apprezzati in Italia, ma molto all’estero.
Se c’è una scuola da riformare è la media inferiore, ma guarda caso non ne parla nessuno. Quello che è certo è che ridurre drasticamente i fondi destinati alla scuola pubblica porterà a un esito disastroso non solo per la scuola ma per l’intera società, aprirà la strada alla scuola privata e quindi ad una scuola classista dove chi ha alle spalle famiglie benestanti potrà avere un’istruzione di eccellenza mentre i figli della gente comune dovranno adeguarsi a una scuola pubblica deliberatamente dequalificata.
Infine, poiché un paese che non si accontenta di vivere nel presente dovrebbe considerare l’istruzione più un investimento che un costo, c’è una domanda che tutti farebbero bene a porsi: che futuro ha un paese che non investe nell’istruzione e quindi sui giovani?






