Gocce di Sicilia
Sono stata in Sicilia per partecipare a un film tratto da “La scomparsa di Patò” di Andrea Camilleri. Si gira in una piccola città, Naro, e a Canicattì. Come sempre l’Italia ti stupisce con la sua bellezza e con la dolcezza dell’ospitalità. La Sicilia in particolare tocca il cuore nel profondo e fa riflettere.
Una terra così densa di contenuti, di “segni”, di luce, e così mortificata dalla sua storia. A Naro, per esempio, c’è un meraviglioso castello aragonese con un museo d’abiti d’epoca pazientemente raccolti da un gentiluomo locale e c’è gente, accanto alla bellezza dei luoghi, che si porta dentro tutto questo e lo traduce in gesti di grazia e cortesia antica. Non sono riuscita mai, per esempio, a pagarmi un caffè al bar, perché c’era sempre qualcuno pronto a offrirmelo... E allora ho riflettuto molto sul “gusto” della vita e dei suoi “tempi” da assaporare e rispettare. Ne siamo ancora capaci? Bisogna proprio raggiungere l’isola per ritrovare uno stile nei rapporti?
Il rovescio della medaglia è noto, purtroppo. La frustrazione dei ragazzi che lavoravano come autisti, laureati e pieni di sogni, il senso di attendismo, la mancanza dei servizi più elementari (l’acqua arriva ad Agrigento ogni tre giorni ed è già un progresso rispetto a qualche anno fa, quando veniva elargita una volta alla settimana; strade e ferrovie deprimenti... ma si pensa a un ponte inutile sullo stretto di Messina e così via).
Amatissima Italia mia, perché sprechi così i tuoi talenti? Perché ti fai tanto male? Riflettiamo sulle parole “rispetto” e “responsabilità”.











