Ho un sogno

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In tempi di ansie, paure, allarmi di tutti i tipi, dalla salute della Terra al crollo della borsa, di guerre, stragi, calamità naturali, sembra che l’umanità non veda neanche uno spiraglio di speranza. Io che continuo a credere nelle virtù più nobili dell’uomo ho avuto di recente due buoni motivi per essere un poco rincuorata.

Uno è stato il movimento spontaneo e autonomo degli studenti, quest’onda bella di coraggio e di speranza, di ricerca di identità comune su un progetto di futuro a cui tutti hanno diritto. Certo, è tutto sicuramente meno ideologico e strutturato di una volta, ma contiene forse un seme di rinnovamento, di voglia di cambiare, di autenticità d’intenti, che fa ben sperare in un vero impegno. Ho provato una grande tenerezza per questi ragazzi che hanno capito comunque una cosa: bisogna riprendersi sulle spalle il proprio destino, bisogna ritrovare la dignità della propria coscienza, per anni abbandonata al flusso dei consumi e del vuoto culturale... Ecco, di colpo, quando gli adulti erano ormai sfiduciati e rassegnati a generazioni “indifferenti”, i ragazzi si manifestano, esistono, si uniscono...

Che cosa bella e commovente! Da non sottovalutare, da non spegnere. Il nostro paese deve aiutare i giovani ad avere una dignità, alla pari con altri coetanei più fortunati perché meglio governati. Quindi, regole e meriti sì, soprattutto per il loro bene, ma anche opportunità e investimenti nella formazione, magari stornando i fondi per il ponte sullo Stretto – assurdità pura e “incomprensibile” – destinandoli alle università e alla ricerca.

L’altro motivo di speranza è stata l’elezione di Barack Obama alla Presidenza degli Stati Uniti d’America. Fatto epocale per tutte le implicazioni innovative che comporta. Gli americani non avevano mai conosciuto la vergogna di essere impopolari e criticati da almeno la metà del mondo, di toccare un livello di disagio economico e sociale come quello attuale. Da qui, a mio avviso, la voglia di cambiamento, il recupero di speranze e di valori troppo calpestati da un liberismo delirante, privo di regole e dell’etica più elementare. I neri americani, gli ispanici, le minoranze si sono sentite finalmente rappresentate ed ecco che il sogno lontano di Martin Luther King ha preso forma e sostanza. Non so quanto Obama riuscirà a realizzare i suoi programmi, perché deve fare comunque i conti con le grandi lobbies finanziarie che decidono di fatto la politica (non solo in America!), ma certamente molto farà e, soprattutto, avrà il merito di aver riaperto i cuori al sogno, creatore di civiltà.