Iin aperta compagnia
Quella dei Rifugiati e quella Multiculturale per accogliere e promuovere attività di scambio, artistiche e di socializzazione.
Bolognese, 39 anni, regista e drammaturgo, Nicola Bonazzi è fondatore e direttore artistico della Cooperativa del Teatro dell’Argine (www.argine.it) a San Lazzaro di Savena vicino Bologna e responsabile con Pietro Florida del progetto della Compagnia dei Rifugiati. Di cosa si tratta? «Nel 2005 Caritas e Comune di Bologna ci chiesero di attivare un laboratorio teatrale per i rifugiati e richiedenti asilo politico, contando sulla forte vocazione nel teatro di impegno civile e sociale della Compagnia. Da lì abbiamo sviluppato un progetto più ampio sui migranti che ha prodotto anche la nostra Compagnia Multiculturale».
Compagnia dei Rifugiati e Multiculturale: qual è la differenza? «Quella dei Rifugiati è “di prima accoglienza” e la funzione sociale predomina su quella artistica. Nell’altra confluisce sia chi ha iniziato un percorso artistico con la Compagnia dei Rifugiati sia chi era già diplomato attore nel proprio paese d’origine e desidera continuare a coltivare questa passione anche qui». Come funziona la Compagnia dei Rifugiati? «È un laboratorio che serve per socializzare: uno spazio libero dove tutto è permesso».
Qual è il vostro partecipante tipo? «Le etnie vanno un po’ a ondate: l’anno scorso abbiamo avuto molti afgani, quest’anno più africani e iraniani. Ora stiamo lavorando con 15 attori ma il numero è sempre in divenire».
Non è complicato lavorare con una Compagnia così instabile? «Il confronto con situazioni di vita davvero difficili fa passare il teatro in secondo piano: la fluidità nella partecipazione ne è una conseguenza e non si può certo pretendere il contrario».
Che cosa succede al termine del laboratorio? «C’è sempre uno spettacolo finale: quest’anno convergerà in un piccolo Festival, “La Scena dell’Incontro”, che la Compagnia terrà in piazza Santo Stefano a Bologna dal 3 al 18 luglio: allestiremo una tendopoli dove gli spettatori potranno incontrare i nostri attori e allievi e assistere a piccoli spettacoli di tre minuti ciascuno».












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