Il clima che verrà
Stazioni meteorologiche, satelliti e boe per una raccolta dati che dura anni, modelli matematici per la loro interpretazione. Perché il clima è una questione di tempo
Ma come fanno gli scienziati a sapere che clima farà... tra moltissimi anni? Oltre alle 15mila stazioni meteorologiche dell’OMM (Organizzazione Meteorologica Mondiale) che monitorano lo stato dell’atmosfera in tempo reale, gli scienziati ricevono dati da satelliti e boe, che poi sono verificati, analizzati e usati come input in modelli matematici. Cominciamo con i satelliti meteorologici. Ne esistono due “famiglie”: i satelliti ad orbita polare e quelli geostazionari.
I primi girano attorno alla Terra su un’orbita quasi circolare che passa vicina ai poli a un’altitudine leggermente inferiore a 1.000 Km, di grande utilità per la comunità scientifica perché consentono di misurare le radiazioni di ghiaccio, neve, vegetazione ecc., così come il grado di umidità dell’atmosfera, e di sapere come cambiano la temperatura e l’umidità al variare dell’altezza. I secondi girano attorno alla Terra su un’orbita situata sul piano dell’equatore a 36mila km di altitudine. Il loro movimento è sincronizzato con la velocità di rotazione della Terra, quindi osservano sempre la stessa zona.
Meteosat fornisce immagini dell’Europa e consente di avere in tempo (quasi) reale una fotografia dei grandi sistemi nuvolosi, in modo da calcolarne la temperatura e l’estensione verticale e osservarne gli spostamenti.
presi a modello La comunità scientifica ha anche a disposizione strumenti di monitoraggio diretto degli oceani tramite reti nazionali di boe che misurano di continuo le condizioni marine: la rete americana NDBC (National Data Buoy Center) e quella Canadese MEDS (Marine Environmental Data Service) monitorano le condizione meteo-marine nell’Oceano Pacifico e nel Nord Atlantico, ma c’è anche una rete europea di monitoraggio del Nord Atlantico, E-SURFMAR (Surface Marine Observation Programme), e un’altra americana, TAO (Tropical Atmosphere Ocean), per l’Oceano Pacifico tropicale. Raccolti i dati, per prevedere il clima che verrà gli scienziati usano modelli matematici – fatti di equazioni – che rappresentano i processi fisici (piu o meno semplificati) che governano lo stato dell’atmosfera in un certo momento e la sua evoluzione nel tempo. Con questi modelli si stabiliscono relazioni matematiche tra le variabili climatiche essenziali come la temperatura, la pressione atmosferica, l’umidità, la direzione e l’intensità del vento.
E così vent’anni fa la comunità scientifica si interrogava sull’esistenza o meno del riscaldamento climatico del Pianeta. Le osservazioni e le misure effettuate negli anni ci tolgono oggi qualsiasi dubbio: stiamo assistendo a un aumento di 0.6 gradi della temperatura media dalla metà del XX secolo, a una diminuzione dell’estensione e dello spessore del ghiaccio artico e a un aumento significativo del livello dei mari e degli oceani.
Meteorologia è la scienza dell’atmosfera che studia la dinamica e la termodinamica dell’aria. Il suo obiettivo è di prevedere il tempo a due o tre giorni, quindi lavora su una scala breve.
Climatologia è una scienza di sintesi che studia lunghe serie di dati meteorologici in modo da prevedere il clima futuro. Gli scienziati lavorano attualmente sulla previsione del clima nel 2100.










