Il grande melo

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Il melone, cucumis melo, è un “peponide” e appartiene alla famiglia delle cucurbitacee, ossia è un parente stretto delle zucchine e dei cetrioli. Ma al palato è solo un lontanissimo cugino, la cui dolcezza lo rende perfetto per chi vuole coniugare sapore, linea e benessere. Col loro scarso contenuto calorico (circa 30 calorie per cento grammi) e l’elevato valore in potassio, sali minerali e vitamine, i meloni sono, infatti, simpatici anche a dietologi e nutrizionisti. Ortaggio dalla dolcezza aromatica e delicata, è entrato nelle cucine degli italiani imponendosi non solo come frutta o ingrediente di macedonie e dolci, ma anche nei piatti tradizionalmente salati: prosciutto e melone è ormai un classico tra gli antipasti.

E sempre di più i grandi chef ne sottolineano la versatilità esaltandone le caratteristiche in primi e secondi: famoso è il risotto al melone del cuoco romano Fabio Baldassarre e Fulvio Pierangelini suggerisce di provarlo (tagliato a cubetti e condito con sale e pepe) come contorno alle sogliole, marinate in limone e zenzero, e saltate in padella. L’importante che sia al giusto grado di maturazione e dal gusto zuccherino.

E qui scatta il fattore “destino” perché non è facile individuare dall’esterno la qualità della polpa. Ma difficile non vuol dire impossibile. Ecco allora alcuni espedienti per assicurarsi il melone perfetto.

ma che bontà Indizi di probabile bontà sono in primo luogo il peso, indice di maturità e sodezza: un melone leggero per le sue dimensioni sarà certamente acquoso e quindi da scartare. Poi si deve testare l’elasticità della calottina opposta al picciolo: se cede a una leggera pressione e tende a tornare tonda, il melone è ben maturo; se troppo dura, il melone è acerbo; se invece risulta molle, è “passato” di maturazione. Altro importante elemento è il profumo del popone, che si sente in particolare annusando la calottina. Quindi bisogna registrare buon peso, calotta elastica, odore intenso. L’assenza di tutte queste caratteristiche rivela di certo un melone da non comprare. Purtroppo, però, la loro presenza non è al 100 per cento garanzia di successo.

Con un minimo di abilità e un pizzico di fortuna si può comunque portare a casa un piccolo tesoro di gusto. Prezioso anche per la salute, ricco com’è di carotenoidi, antiossidanti che aiutano a prevenire tumori e disturbi cardiocircolatori. Questi elementi, peraltro, sono i responsabili del bel colore arancione della polpa e sono alleati della tintarella.

ovo sodo Il melone è raccolto da maggio a settembre un po’ in tutta la penisola e raggiunge altissimi livelli di qualità in Val di Cornia, nella Maremma Toscana. Tra le aree più vocate c’è Venturina, una città di origini etrusche, già nota agli antichi antenati per la fertilità dei terreni affacciati sul mar Tirreno. Il melone di Venturina ha forma ovoidale e buccia giallo-verdognola, sapore zuccherino accentuato, profumo fruttato intenso e polpa soda arancione acceso. I singoli frutti hanno un peso medio di 900 grammi, ma certi esemplari pesano fino a 2-3 chili. La loro coltivazione prevede, in autunno, un’aratura profonda circa 40-50 centimetri. La semina avviene tra fine marzo e maggio quando, su file distanti un metro tra loro, si fanno cadere quattro semi in piccole buche a circa mezzo metro l’una dall’altra. Dopo che la germinazione è avvenuta, si effettua una selezione, lasciando delle quattro piantine la più robusta. Per le caratteristiche del melone, che è una pianta erbacea con un lungo stelo strisciante o rampicante, la raccolta avviene ancora a mano. Le qualità organolettiche del melone sono legate a fattori climatici e del terreno della Val di Cornia (dove si coltivano le varietà “Proteo”, “Supermarket” e “Calipso”) che per la sua fertilità e ricchezza di minerali conferisce al frutto il suo tipico sapore dolce e aromatico


RISOTTO AL MELONE (Ingredienti per 4 persone) 320 g di riso Carnaroli, 1 melone Cantalupo della Val di Cornia (circa 300 g pulito), 50 g di capperi dissalati, vino bianco secco q.b., burro q.b., 1 mazzetto di prezzemolo, 1 manciata di crostini a dadini molto piccoli, parmigiano grattugiato q.b., olio extravergine d’oliva leggero.

Lavare il melone, privarlo dei semi e della buccia. Non buttare la buccia, ma prepararvi un brodo (acqua, bucce, sale). Tritare i capperi uniti ai crostini e al prezzemolo e condirli con l’olio. Tagliare la polpa di melone a dadini e tenerla da parte. In una casseruola tostare il riso con una noce di burro, bagnare con il vino bianco e cuocere per 14 minuti circa aggiungendo lentamente il brodo di melone. Tre minuti prima che la cottura sia ultimata, aggiungere il melone a dadini e, a cottura terminata, mantecare con burro, un filo d’olio e il parmigiano. In un piatto da portata versare il risotto e stendere due strisce con il trito di capperi e crostini.


ALLA SCOPERTA DELL’ACQUA CALDA
Nel cratere termale di Venturina.
La città di Venturina, il cui toponimo è molto recente ma che vanta origini molto antiche, è rinomata per le terme, costruite intorno a un cratere termale principale, le cui acque erano in età romana note come Aquae Populoniae. Sono ricche in zolfo, alcali e terra e sgorgano – con una portata di 12mila litri al minuto – alla temperatura di 36 °C. Negli stabilimenti si possono effettuare bagni, fanghi e idromassaggi. Una visita in zona, oltre che per scopi termali, potrebbe essere un’ottima occasione anche per ammirare opere d’arte e monumenti di Campiglia Marittima, tra cui l’imponente Rocca del XII secolo, il palazzo pretorio con i suoi 72 stemmi dei capitani della Repubblica fiorentina e oggi sede di numerosi musei, piazza della Repubblica, creata nel 1560 e ampliata nell’Ottocento, Porta di Mezzogiorno e Prima Porta, erette nel XIII secolo in seguito alla ricostruzione delle mura da parte della Repubblica di Pisa, la suggestiva chiesa di San Lorenzo, dove sono custoditi preziosi dipinti fra i quali la “Madonna delle Grazie” (attribuita ad artisti di scuola duccesca) e gli incredibili forni fusori di Val Fucinaia risalenti all’ottavo secolo prima di Cristo, testimonianza dell’antica lavorazione dei metalli.


L’INTERVISTA
Quella dei meloni di Venturina e in generale della Val di Cornia è una produzione di eccellenza di circa 80mila quintali annui. Ne parliamo con Tiberio Feltrin, caporeparto ortofrutta a Cecina. È iniziata la stagione del frutto estivo per eccellenza.

Quanto se ne vende? «Il melone è veramente un classico sulle tavole in questo periodo. Solo nel nostro punto vendita se ne acquistano circa 6 quintali al giorno durante la settimana e si arriva a 20 quintali di sabato e domenica».
È vero che quando il tempo è brutto i clienti lo cercano meno? «Assolutamente vero. Il melone è un prodotto che risente come pochi dell’andamento climatico. Proprio perché è associato al pasto fresco, estivo».
I clienti si accontentano di un melone qualunque o cercano un tipo specifico?
«I consumatori sono sempre più attenti alla qualità, alla freschezza, alla genuinità e quindi si informano sulla provenienza della frutta. Il melone della Val di Cornia è particolarmente apprezzato, come tutti i prodotti locali, perché vuol dire filiera corta e dà la sensazione di un prodotto che arriva più fresco nelle case. Grazie anche al nostro fornitore, l’azienda Terre dell’Etruria che garantisce controlli scrupolosi».