Il peso della bottiglia
L’impegno di Coop sul fronte dell’alcolismo non è un’iniziativa dell’ultima ora. Ne parliamo con Valentino Patussi, responsabile del Centro Alcologia dell’ospedale Careggi di Firenze
«L’alcol fa male a tutti, ma ai ragazzi è come dare il veleno». Il professor Valentino Patussi non usa mezze parole. Come responsabile del Responsabile del Centro di Alcologia dell’AOU di Careggi, Centro Alcologico Regionale della Regione Toscana, segue da anni le iniziative della Coop su alcol e giovani. Per lui la scelta di vietare la vendita di alcolici ai minori in tutti i punti vendita Coop non è stata una sorpresa.
Professore, quali sono gli aspetti fondamentali legati al consumo di alcolici nei giovani? «Uno è squisitamente medico sanitario, l’altro è di tipo psicologico e sociale. L’alcol è un veleno per l’organismo di qualunque individuo, ma per un ragazzino è una sostanza micidiale perché gli adolescenti non hanno ancora sviluppato in maniera adeguata gli enzimi necessari alla sua metabolizzazione».
Con quali conseguenze per l’organismo? «Il corpo umano si sviluppa fin dalla nascita, ma è nell’età compresa fra i 15 e i 18 anni che la crescita dell’organismo si stabilizza. A un certo punto lo sviluppo termina e non si cresce più. Un ragazzo di 13-15 anni non ha ancora sviluppato a sufficienza e stabilizzato gli enzimi che servono alla metabolizzazione dell’alcol e quindi corre molti rischi di anticipare l’insorgenza di alcune malattie».
Che tipo di malattie? «Il fegato viene aggredito dall’alcol e può insorgere un accumulo di grasso sotto forma di steatosi epatica che potrebbe facilmente degenerare in epatite e addirittura in cirrosi».
Ma c’è anche un aspetto psicologico legato al consumo di alcol? «I ragazzi sono sensibili all’alcol anche da un punto di vista psicologico in quanto l’alcol è un “disibinitore” e può favorire comportamenti a rischio e accentuare tratti di tipo psichiatrico».
Fino a che punto? Fino al punto di spingere all’estremo comportamenti violenti sia contro se stessi che contro gli altri con conseguenze a volte drammatiche».
Per esempio? «Non sono pochi i ragazzi che trovano nell’alcol un amplificatore dei propri stati d’ansia, un facilitatore di gesti istintivi e inconsulti. Del resto, se ci pensiamo bene, ammazzarsi con la macchina lanciata a folle velocità non è forse un suicidio? Le violenze sessuali tra gli adolescenti sono il tipico risultato di una logica maschile di gruppo diluita nell’alcol. Le ragazze stesse, quando bevono, sono meno attente ai pericoli e accettano inviti che da sobrie certamente rifiuterebbero».
Evidentemente anche la maturità psicologica ha bisogno dei suoi tempi. «Gli incidenti stradali, le violenze sessuali e le risse sono purtroppo le più frequenti conseguenze dell’eccessiva assunzione di alcolici sia direttamente che attraverso quelle bevande a base di frutta, dolci e gradevoli, ben ghiacciate e che vanno giù bene, oggi molto di moda, commercializzate in confezioni apparentemente innocue. In realtà sono bevande che hanno una gradazione superiore a 1,2 gradi e quindi per legge sono considerate alcoliche, ma sono dirette proprio ad un pubblico giovanile, attratto dalla forma stessa delle bottiglie, dal colore e dal gusto fruttato».
Questo chiama in causa le responsabilità dei produttori... «C’è una spregiudicata operazione di marketing indirizzata proprio al target giovanile sostenuta da pubblicità apparentemente rivolte ai 18enni, in realtà la mira di chi promuove certi consumi non è (o non può essere) mai così precisa. Il ragazzino tende a frequentare i più grandi e ad imitarli. Perciò è facile che il beverone alcolico ma fico finisca dalle mani del 18enne a quelle del 14enne».
Ora alla Coop i minorenni non potranno più acquistare nessun genere di bevanda alcolica. «Bene, è importante che la Coop dia questo segnale concreto di responsabilità sociale. Ma quest’iniziativa della Coop è importante anche per gli adulti affinché si responsabilizzino rispetto ad un problema che li riguarda innanzitutto come genitori. E poi bisogna ricostituire delle forme di controllo sociale più efficaci».
Cosa intende dire? «Vede, quelli della mia generazione che si azzardavano a comprare una bottiglia di whisky o anche soltanto di vino o una bottiglia di birra dovevano fare i conti con il negoziante che subito ti chiedeva per chi era quella bottiglia, e tu magari rispondevi che era per il babbo. Poi il giorno dopo il negoziante domandava al babbo se gli era piaciuto il vino e così veniva subito a galla la verità».
Ma come si fa oggi a ricostituire una forma di controllo sociale? «È possibile responsabilizzando non solo i consumatori, ma anche il personale dei supermercati e di tutte le strutture commerciali. Più di una volta mi è capitato di sentire un genitore preoccupato perché ha visto un ragazzino, amico di suo figlio, uscire dal supermercato con una cassa di birra. Insomma c’è ancora molta strada da fare per contrastare il crescente e subdolo pericolo dell’alcol tra i giovanissimi. Per esempio, il bar dell’ospedale secondo lei dovrebbe vendere gli alcolici e le sigarette? Ogni persona ragionevole direbbe di no. Figuriamoci, nel luogo di cura della salute per eccellenza alcol e fumo dovrebbero essere banditi. E invece si vendono tranquillamente e se provi a fare un’obiezione il gestore del bar ti dice che perderebbe buona parte dell’incasso».












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