Il sugo della storia
Ma serviva davvero Depardieu per reclamizzare i pelati in scatola Cirio? Come la presenza di un testimonial può rendere uno spot troppo artificioso.
Ci sono dei miti che in certi contesti perdono il loro smalto e risultano appannati. È un effetto che spesso produce la pubblicità quando ricorre ad attori e personaggi famosi utilizzandoli come testimonial perché possono risultare poco adatti ai prodotti che tramite loro devono essere promossi oppure perché semplicemente appaiono fuori contesto, un po’ come se la regina Elisabetta si presentasse in un talk-show magari in abiti dimessi.È l’effetto che si avverte con la presenza di Gérard Depardieu nell’ultimo spot della Cirio che reclamizza i pelati in scatola.
La prima inquadratura è una breve panoramica su Parigi, riconoscibile per la Tour Eiffel in posizione progressivamente centrale. Nella seconda, invece, si vede un’ampia cucina e su un lato la figura di Depardieu, diventato ormai enorme. Sul tavolo sono ben disposti, rispettivamente dei prodotti adatti a fare il sugo (cipolle, agli, basilico e sedano), e poi dei pelati Cirio in scatola. È il classico meccanismo retorico di accostare prodotti freschi al prodotto conservato perché la freschezza dei primi si riverberi sul secondo, mettendoli tutti allo stesso livello.
La mitica pubblicità della Pasta Panzani, degli anni Sessanta insegna. A questo punto, con una mano da Gargantua, Depardieu afferra la scatola di pelati, ne estrae uno con la forchetta, lo fissa con l’ammirazione soddisfatta di un innamorato e poi lo depone in una padella dove friggono dei poco attraenti anelli di cipolla. Il tutto mentre canta la canzone napoletana “Chist’è ‘o paese d’‘o sole”, con un accento francese poco convincente.
Ma la vera chicca si trova nelle due inquadrature successive. Mentre pronuncia in modo gigionesco l’espressione “Parole d’amour”, commentando la canzone, intinge un pezzetto di pane nel sugo che si sta facendo e lo porge con fare seduttivo a una bella ragazza appena entrata, la quale replica con l’espressione di sanzione positiva, davvero sproporzionata, ma senza ironia, “Superbe!”. Infine, rivolgendosi al pubblico, con lo sguardo in macchina, Depardieu conclude “Eh oui, tengo core italiano!”.
Viene da chiedersi qual è il valore simbolico di quest’ambientazione francese e di questo ricorso a Depardieu, se si esclude il semplice fatto che è un attore famoso. Poco probabile che voglia dire che il prodotto è consumato in Francia. Più probabile che giochi sulla dissolvenza tra la dimensione del “sapore” e quella dell’“amore”. Ma il prodotto acquista valore se viene sanzionato positivamente da una bella ragazza francese affascinata da un attore d’Oltralpe per mezzo di un pezzo di pane intinto nel sugo? Difficile non trovare tutto piuttosto artificioso.












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