Il tempo delle pere
Dal pero misso della Lessinia, in Veneto, ottimi dolci, marmellate, succhi, distillati, sidro. Super maturo, buono anche da prendere a morsi.
In Lessinia sono rimasti circa 200 alberi, nella Valpantena, nella valle di Mezzane e di Illasi, ma soprattutto nell’alta Valpolicella, tra i 500 e i 900 metri d’altitudine. Nella parte alta del Comune di Marano di Valpolicella, un albero vecchio di oltre due secoli – detto pero Marchesini, dal cognome del proprietario del fondo – è stato inserito fra i Patriarchi Vegetali d’Italia perché la sua età supera i 200 anni. Le altre piante sono sparse, singole o in piccoli gruppi nei Comuni di Fumane, San Mauro di Saline, Grezzana, Sant’Anna d’Alfaedo, Negrar.
Questa varietà di pero veronese è citata su La Pomona Italiana, un compendio di immagini e descrizioni di alberi fruttiferi realizzata dall’agronomo Giorgio Gallesio tra il 1817 e il 1839, e nell’Inchiesta sulle condizioni delle classi rurali del Regno, nota col nome del relatore, Stefano Jacini, del 1884. Il nome misso, in dialetto veronese, indica un frutto sovramaturato e quindi di colore scuro e consistenza molle: è così che si presenta questa varietà di pero al momento ideale di consumo, agli inizi di novembre. Alla raccolta le pere medio-piccole hanno una colorazione di fondo verde e un leggero sovracolore rosso, la polpa bianca è granulosa, con sclereidi – piccoli granuli più duri, tipici delle vecchie varietà di pero – diffusi.
La particolarità di questo pero è data dal fatto che, per essere consumato, deve prima subire un processo di ammezzimento (come si usa fare per i cachi, le mele cotogne, le giuggiole e altri frutti) che, dopo la raccolta, ne determina un cambiamento di consistenza, colore e sapore rendendoli appetibili. I frutti si raccolgono acerbi e sono riposti, ben distanziati l’uno dall’altro, su un vassoio di cartone o in una cassetta di legno. Il luogo di conservazione deve essere asciutto e buio e lì rimangono per circa un mese, fino a che non avranno raggiunto la giusta maturazione. In questo modo si elimina il tipico effetto astringente al palato provocato dall’elevato contenuto di tannini che, durante l’ammezzimento, diminuiscono, mentre sale il contenuto di zuccheri. Dosando temperature e tempi di ammezzimento si possono conservare i frutti anche per quattro mesi, distribuendo nel tempo il consumo. Dopo la sovramaturazione la buccia assume un colore marrone scuro, come la polpa, la quale però rimane consistente e non si rammollisce come nelle varietà attuali di pero. Con il pero misso – detto anche missaoro – si producono ottimi dolci, marmellate, succhi, distillati, sidro










