Il volo del calabrone

L’attualità del pensiero di un grande dirigente del movimento cooperativo

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A un anno dalla morte, la personalità di Ivano Barberini si offre a una riflessione meno emozionale sul futuro del movimento cooperativo. Il suo libro Come vola il calabrone, uscito negli stessi giorni della sua scomparsa, parla del mondo che ha percorso tessendo un’intensa rete di relazioni, ma non a caso si conclude soffermandosi a lungo proprio su quella cooperazione dei consumatori a cui ha dedicato il periodo più lungo della sua vita. La costruzione delle grandi Coop sarà il suo lavoro come presidente dell’Associazione Nazionale Cooperative di Consumatori (Ancc).

Ne fa la storia in un libro del 1995 dal titolo programmatico Competere per cosa che contiene un’esposizione delle sue idee generali sul cambiamento, che Barberini connette a un’esigenza d’innovazione permanente e che deriva, in sostanza, dalla scelta di collocarsi in un’economia concorrenziale. È l’abbandono dell’idea della cooperativa come strumento di “difesa”. Nel mondo reale non ci si può difendere senza competere. Il referente delle cooperative non è più lo Stato ma il mercato: da cambiare secondo le proprie idee e gli interessi che si rappresenta. L’Ancc di Barberini lavorò a fondo sulle esperienze di distribuzione moderna ma è lui che – nel libro del 1995 ma ancor più in quello del 2009 – ragiona sugli effetti di un tipo di organizzazione imprenditoriale che ha ingigantito il potere dei tecnici e dei manager. Si pensi all’importanza centrale che assume la contrattazione degli acquisti attraverso cui passa, da allora, il rapporto col mondo della produzione. La democrazia non lo interessa per gli aspetti formali.

Gli interessa il fatto che “le strutture di sistema si sono rivelate spesso troppo rigide e tuttora tendono, probabilmente insieme a quelle delle cooperative, ad una eccessiva auto conservazione organizzativa”. Fra forme di democrazia e finalità non c’è soluzione di continuità: “I principi da cui è nata la cooperazione rispondono a quella parte della natura umana che non separa la convenienza dalla solidarietà verso gli altri, che non distingue il presente dalla responsabilità verso le future generazioni... Non esiste tuttavia una socialità della cooperazione buona per tutte le situazioni e per tutti i tempi. Essa è verificabile nella coincidenza di interessi fra i suoi soci e i risultati dell’impresa da loro costituita”. L’orizzonte è senza limiti: “Al punto più alto dell’iniziativa sociale della Coop di consumatori vi è il controllo unitario dei molteplici segmenti del percorso produzione-consumo.

A quel livello la Coop ideale si configura come un centro di analisi e di progettazione sociale dei consumi”. Dire e fare: avere un progetto ideale e lavorarci tutti i giorni senza trasformare le diversità di opinioni e di proposta in rottura. L’unicità dell’esperienza imprenditoriale, politica e umana di Ivano Barberini merita l’interesse di chi vuol capire non solo la Coop ma l’Italia degli anni della “modernizzazione”.